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La valanga Selmayr rischia di travolgere l'intera Commissione europea

I deputati europei hanno deciso di inviare un nuovo questionario, dopo l'audizione di Oettinger. Fonti confermano al Foglio che il braccio destro del presidente Juncker avrebbe pilotato la redazione delle domande

28 Marzo 2018 alle 11:11

La valanga Selmayr rischia di travolgere l'intera Commissione europea

Bruxelles. Tenere Martin Selmayr per permettere a Jean-Claude Juncker di sopravvivere fino alla fine del suo mandato e conservare la carta della testa di Guenther Oettinger, se nelle prossime settimane la palla di neve dovesse trasformarsi in una valanga mettendo a rischio l'intera Commissione europea. In sostanza è questo l'orientamento che sta emergendo all'Europarlamento, dopo l'ennesima puntata della saga Selmayr, l'ex capo-gabinetto di Juncker nominato con un colpo di mano Segretario Generale dell'esecutivo comunitario. L'audizione di ieri di Oettinger, commissario responsabile dell'Amministrazione, da parte della commissione Controllo di Bilancio (Cocobu) dell'Europarlamento non è stata concludente.

   

Lungi dall'essersi fatti convincere da Oettinger che “tutte le regole sono state rispettate”, i deputati europei hanno deciso di inviare un nuovo questionario alla Commissione. Per i Socialisti & Democratici, ci sono dubbi di “conflitto di interesse e informazione privilegiate” a favore di Selmayr. Il liberale olandese, Gerben-Jan Gerbrandy è tornato a denunciare un “colpo di stato politico-amministrativo”, in “uno scenario alla Trump” che sta infliggendo “danni considerevoli alla reputazione dell'Ue”. Ma i toni del Partito Popolare Europeo e dei Socialisti & Democratici sono stati meno duri rispetto al dibattito in plenaria di due settimane fa. Se Juncker la scorsa settimana ha minacciato di andarsene in caso di dimissioni di Selmayr, Oettinger ha indicato un'altra via d'uscita che potrebbe mettere tutti in pace. “Nessuno è segretario generale a vita”, ha spiegato il commissario: “come ogni funzionario di alto livello deve beneficiare della fiducia del suo superiore gerarchico cioè il presidente della Commissione”. In altre parole, Selmayr dovrebbe lasciare il suo incarico una volta che Juncker avrà terminato il suo mandato.

      

Il problema per la Commissione europea è che i metodi e l'arroganza di Selmayr, oltre che la sua apparente volontà di continuare a dettare la linea politica dell'esecutivo Juncker, ingrossano ogni giorno di più la palla di neve. Oettinger ha dovuto rinnegare un tweet di un portavoce della Commissione, Alexander Winterstein, che in sostanza accusava deputati e giornalisti di non occuparsi di “cose importanti” andando a fare le pulci sulla nomina di Selmayr. “Non riflette l'opinione della Commissione”, ha detto Oettinger. Il servizio giuridico dell'Europarlamento ha contestato i requisiti di “urgenza” della procedura scelta per Selmayr, citando vari casi della Corte europea di giustizia. Diversi deputati hanno contestato la presenza di Selmayr giovedì 22 marzo a una riunione politica del Partito Popolare Europeo, cosa mai accaduta con i due precedenti segretari generali Catherine Day e Alexander Italianer. “Era fuori dalla porta” perché, nella sua qualità di “sherpa”, doveva aggiornare Juncker sulla questione dei dazi degli Stati Uniti, si è giustificato Oettinger senza convincere nessuno. Il catalano Ramon Tremosa ha accusato Selmayr di aver aver violato le regole sul conflitto di interessi per aver partecipato attivamente alle riunioni per redigere le risposte al questionario della Cocobu. Secondo l'articolo 11 dello Statuto del personale, un funzionario non deve occuparsi "di una questione in ha direttamente o indirettamente un qualsiasi interesse personale".

     

Oettinger potrebbe aver mentito all'Europarlamento sul ruolo di Selmayr nella redazione del questionario. Le risposte alla prima serie di domande della Cocobu sono state finalizzate in una riunione iniziata alle 14h30 di sabato 24 marzo che si è conclusa alle 3 del mattino di domenica 25 marzo. I presenti erano Martin Selmayr, Clara Martinez (nuovo capo-gabinetto di Juncker), Michael Hager (capo-gabinetto di Oettinger), Irene Souka (la direttrice generale delle Risorse Umane accompagnata da altri due funzionari), Luis Romero (il direttore generale dei Servizi Giuridici anche lui accompagnato da altri due funzionari), Mina Andreeva e Alexander Winterstein (entrambi nella prima cerchia del servizio dei portavoce). Le risposte sono state inviate alla Cocobu alle 3 del mattino di domenica. Oettinger ha ammesso di non essere stato presente alla riunione “durante la notte”. Ma ha negato che Selmayr abbia avuto un ruolo di primo piano nel rispondere alle domande sulla sua nomina. “E' stato coinvolto, abbiamo parlato con lui, perché sarebbe stato strano se non lo avessimo fatto”, ha spiegato Oettinger. Messo sotto pressione, il commissario ha aggiunto: “Selmayr ha partecipato alla revisione delle risposte, ma in alcun modo per esercitare un'influenza sul contenuto”. Deputati e giornalisti sono scoppiati a ridere.

   

Due fonti hanno confermato al Foglio che Selmayr ha pilotato la redazione delle domande. “Durante l'incontro sul questionario, Selamyr ha deciso un importante numero di modifiche editoriali”, ha detto la prima fonte. Nella riunione settimanale dei capi-gabinetto di lunedì, Selmayr ha spiegato di aver “partecipato attivamente al questionario”, ha spiegato la seconda fonte. Inoltre – secondo le stesse fonti – le risposte al questionario non sono state viste, e dunque convalidate, né da Juncker, né da Oettinger, né tanto meno dal collegio nel suo insieme. Forse Oettinger lo ha fatto per inavvertenza, ma mentire all'Europarlamento è grave. La sua testa potrebbe essere il prezzo da pagare per la sopravvivenza del due Juncker-Selmayr per altri 18 mesi. Il Partito Popolare Europeo, di cui Oettinger è membro, è pronto al sacrificio. “Se le cose degenerano, qualcuno dovrà saltare. Forse basterà un cambio di portafoglio, ma è Oettinger il responsabile dell'Amministrazione”, dice al Foglio una fonte del Ppe.

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