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Così Selmayr vuole restare il padrone della Commissione Ue

L'ex capo di gabinetto di Juncker, da poco nominato Segretario generale, continua a “presiedere” la Commissione

23 Marzo 2018 alle 14:58

Così Selmayr vuole restare il padrone della Commissione Ue

Da sinistra Jean Claude Juncker, Martin Selmayr e Mario Draghi (foto LaPresse)

Bruxelles. “Clara and Martin”. A inizio di marzo, gli ambasciatori dei 28 Stati membri dell'Unione Europea si sono visti recapitare nella loro casella email una lettera di invito “a una cena alla Commissione mercoledì 14 marzo 2018”. Come in altre occasioni in passato, il capo-gabinetto del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker invitava i rappresentanti permanenti dei 28 “a una cena di lavoro per uno scambio di vedute sulle questioni strategiche attualmente sull'agenda UE”. Firmato: “Clara e Martin”. La spagnola Clara Martinez Alberola è il nuovo capo-gabinetto di Juncker, succeduta al tedesco Martin Selmayr che dal 10 marzo ha assunto le funzioni di Segretario Generale, dopo una nomina contestata da una parte consistente dell'Europarlamento e da diverse capitali. Molti diplomatici sono rimasti stupiti di fronte alla doppia firma della missiva di invito, di cui il Foglio è entrato in possesso. L'email è stata inviata dalla casella di Martinez Alberola. Ma la doppia firma “indica chiaramente la volontà di Selmayr di mantenere il controllo sul gabinetto Juncker”, spiega un diplomatico. Chi è il vero capo-gabinetto di Juncker? Selmayr vuole conservare nei fatti il doppio cappello di Segretario Generale e capo-gabinetto? E' Juncker o Selmayr a dirigere la Commissione sul piano politico? Queste domande esulano dall'inchiesta che sta conducendo la commissione Controllo di bilancio dell'Europarlamento sulla nomina “colpo di Stato” del 21 febbraio scorso, ma vanno al cuore dell'interrogativo politico che circonda il SelmayrGate: un funzionario può essere più potente di tutto il collegio di commissari?

 

 

Gli indizi della volontà di Selmayr di continuare a dirigere il gabinetto Juncker, e dunque detta la linea politica tutta la Commissione, anche a costo di rimettere in discussione l'indipendenza del Segretariato generale, si stanno moltiplicando. L'8 marzo Selmayr era presente alla cena tra Juncker, il vicepresidente della Commissione, Frans Timmemans e il premier polacco Mateusz Morawiecki. Lo stesso trio aveva cenato insieme a gennaio per discutere delle violazioni dello Stato di diritto in Polonia. All'epoca Selmayr era capo-gabinetto. L'allora Segretario generale, Alexander Italianer, non aveva partecipato all'incontro.

 

Un portavoce della Commissione, Alexander Winterstein, si è giustitificato così: “E' una pratica standard per il Segretario generale accompagnare il presidente in incontri importanti: sia Catherine Day sia Alexander Italianer lo avevano fatto in numerose occasioni”. Vero. Ma, dovendo dirigere un'amministrazione di 33 mila funzionari, né Day (segretaria generale fino al 2015) né Italianer lo facevano in modo così assiduo come Selmayr, che in occasione di due dibattiti all'Europarlamento a Strasburgo il 13 e 14 (Brexit e futuro dell'Europa) marzo si è seduto esattamente dietro Juncker come quando era capo-gabinetto. “La presenza di Martin Selmayr si spiega con le questioni discusse nell'emiciclo. In seno alla Commissione è il Segretario generale che pilota i preparativi per la Brexit così come per ogni Consiglio europeo”, ha spiegato Winterstein, anche se in realtà all'Europarlamento non si è mai visto Italianer sedersi nel posto dietro a Juncker.

 

Lunedì 19 marzo si è prodotto un evento analogo al Consiglio durante i negoziati degli sherpa dei capi di Stato e di governo. Se in passato il Segretario generale Italianer partecipava alle sessioni dedicate alla Brexit lasciando al capo-gabinetto Selmayr il compito di discutere le questioni più politiche, questa volta il Segretario generale Selmayr ha assistito in modo attivo “a tutta la riunione degli sherpa”, spiega una fonte diplomatica. Giovedì 22 marzo, Selmayr ha partecipato anche all'incontro tra Juncker e il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, dove si è discusso della situazione politica in Italia. Lo stesso giorno, Selmayr potrebbe aver compiuto un passo falso fatale, facendo ciò che Italianer non avrebbe mai osato: accompagnare Juncker alla riunione dei leader del Partito Popolare Europeo prima del Consiglio europeo.

 

“Il Segretario generale della Commissione, Martin Selmayr, non era al summit Ppe, ma in una sala d'attesa in compagnia di sherpa, ambasciatori e consiglieri dei capi di Stato, prima di andare al Consiglio europeo”, ha detto la portavoce dell'esecutivo comunitario, Mina Andreeva, dopo che il Foglio ha rivelato su Twitter (foto sotto) l'ingombrante partecipazione di Selmayr. In realtà, la presenza del Segretario generale a un summit di un partito politico europeo mette seriamente in dubbio l'imparzialità dell'incarico più importante dell'amministrazione della Commissione. “Se davvero Selmayr era presente al summit del Ppe, è la prova definitiva della sua mancanza di giudizio e della sua mancanza di integrità”, ha scritto su Twitter l'eurodeputata olandese dei liberali, Sophie In't Veld. “La Commissione europea dovrebbe essere un'amministrazione neutrale”, ha detto l'eurodeputato del partito nazionalista fiammingo della Nva, Sanders Loones: “il suo segretario generale Selmayr dovrebbe eccellere in imparzialità”.

 

 

Secondo alcuni osservatori, la partecipazione di Selmayr al summit del Ppe così come ai dibattiti dell'Europarlamento rientra nella strategia difensiva di fronte agli attacchi subiti per la sua nomina lampo il 21 febbraio. “Il messaggio è: sono qui, non mi farete dimettere, continuerò a comandare”, spiega una fonte dell'Europarlamento. Un funzionario del gruppo socialista parla di “minacce” da parte di Selmayr a leader della famiglia politica. “Se cado io, cade Juncker”, avrebbe detto il segretario generale, secondo quanto riferito al Foglio un'altra fonte ben informata. Politico.eu ha svelato che il presidente della Commissione ha inviato lo stesso messaggio alla leadership del Ppe: “se lui se ne va, me ne vado anch'io”. Le ragioni della minaccia di Juncker le ha svelate Peter Mueller dello Spiegel raccontando ciò che ha detto il commissario responsabile dell'Amministrazione, Guether Oettinger, a alcuni deputati europei della Cdu: “Senza Selmayr, Juncker è indifeso”. Involontariamente, Oettinger ha ammesso che nei fatti è Selmayr, e non Juncker, a presiedere la Commissione.

 

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