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L'Europarlamento continua la guerra con Juncker sul SelmayrGate

La plenaria di Strasburgo adotta una risoluzione a larga maggioranza con cui condanna politicamente e contesta giuridicamente la nomina del Segretario generale della Commissione. Il commissario Oettinger la respinge

18 Aprile 2018 alle 21:05

L'Europarlamento continua la guerra con Juncker sul SelmayrGate

Jean-Claude Juncker (a sinistra) e Martin Selmayr

Strasburgo. Jean-Claude Juncker si è assunto un grosso rischio, scegliendo di non ascoltare le richieste del Parlamento Europeo sulla controversa nomina di Martin Selmayr a Segretario generale della Commissione. Guenther Oettinger, commissario responsabile del personale, ha risposto con un secco “nein” alla risoluzione adottata a larga maggioranza dalla plenaria di Strasburgo, con cui i deputati hanno condannato politicamente e contestato giuridicamente le modalità con cui Selmayr è stato promosso al posto più importante dell'amministrazione dell'esecutivo comunitario. “La decisione della Commissione di nominare il suo nuovo Segretario generale non può essere revocata e non lo faremo”, ha detto Oettinger con un comunicato dopo il voto a Strasburgo. I toni sono arroganti, come nel corso degli ultimi due mesi: “Oggi è venuto il momento di guardare a quanto accaduto con distacco, in maniera obiettiva e senza pregiudizi”. Contrariamente a quanto affermato dall'Europarlamento, la Commissione ritiene di aver “seguito tutte le regole, sia nello spirito che alla lettera”, ha dichiarato Oettinger. Il commissario ha aggiunto che occorre “organizzare una tavola rotonda inter-istituzionale il più presto possibile” per “permetterci di garantire l'eccellenza e l'indipendenza della pubblica amministrazione dell'Ue”. La speranza di Juncker è che questo basti a seppellire quello che dal 21 febbraio – giorno della nomina lampo e a sorpresa del suo onnipotente ex capo-gabinetto a Segretario generale – è diventato il SelmayrGate. E alla fine potrebbe finire qui. Ma, oltre a rappresentare una macchia sull'eredità politica di Juncker, nuove rivelazioni o altri passi falsi potrebbero rilanciare la valanga, fino a travolgere la sua Commissione com'era accaduto nel 1999 con il suo predecessore lussemburghese Jacques Santer.

 

Il giudizio politico dell'Europarlamento sulla nomina di Selmayr è netto. Coup-like action, Acte de népotisme, Handstreichartige Aktion, Golpe, Ação semelhante a um golpe de Estado, Kan worden beschouwd als een soort van staatsgreep: ogni versione linguistica della risoluzione adottata rivela la gravità delle accuse. “La nomina in due fasi del Segretario generale potrebbe essere considerata un colpo di Stato che ha forzato e forse anche oltrepassato i limiti previsti dalla legge”, si legge nel testo in italiano. Sul piano giuridico l'Europarlamento “non riesce a riscontrare alcuna 'situazione grave e urgente' (...) che giustifichi” la procedura seguita (la riassegnazione del posto di Segretario generale a norma dell'articolo 7 dello statuto senza pubblicazione del posto). I deputati ritengono che la promozione di Selmayr abbia suscitato “irritazione e disapprovazione generalizzate nell'opinione pubblica”: la procedura seguita “mette a rischio la reputazione non solo della Commissione europea ma di tutte le istituzioni dell'Ue”. Con un emendamento approvato dalla plenaria, i deputati hanno invitato esplicitamente l'esecutivo Juncker a compiere un atto di contrizione, riconoscendo che la nomina e il modo in cui è stata comunicata “hanno inciso negativamente sulla sua reputazione”. Il gesto dell'ombrello di Oettinger riguarda anche altre raccomandazioni avanzate dall'aula di Strasburgo, in particolare la richiesta di riaprire la procedura di nomina per permettere a altri “l'opportunità di candidarsi”.

 

Nel gesto dell'ombrello agli eletti europei, la Commissione sostiene che Selmayr è il migliore funzionario che ci sia su piazza per occupare quel posto. “L'idoneità e le credenziali del funzionario nominato Segretario generale sono indiscutibili”, ha spiegato Oettinger. La realtà che emerge dalla risoluzione dell'Europarlamento è ben diversa. I deputati hanno contestato “l'estrema rapidità della carriera del nuovo Segretario generale, il quale è avanzato da AD6 a AD15 nel corso di un periodo di poco più di 13 anni, durante il quale ha trascorso otto anni in diversi gabinetti”. Se si aggiungono i suoi anni come portavoce, Selmayr non ha praticamente trascorso un solo giorno come normale funzionario con responsabilità amministrative. Peggio: l'Europarlamento ritiene che non abbia accumulato le competenze in termini gestionali e finanziari per fare il Segretario generale. “I Direttori generali delle istituzioni europee sono responsabili di centinaia di funzionari e dell'esecuzione, in quanto ordinatori, di cospicui stanziamenti di bilancio, oltre ad essere tenuti a firmare una dichiarazione di affidabilità nella rispettiva relazione annuale di attività alla fine di ciascun esercizio finanziario”, hanno ricordato i deputati. L'Europarlamento “mette pertanto in dubbio quanto sostenuto dalla Commissione, e cioè che il capo di gabinetto del presidente possa essere equiparato a un Direttore generale in termini di responsabilità gestionali e di bilancio, anche se non ha mai occupato tale posizione, come è stato invece il caso dei precedenti Segretari generali della Commissione”.

 

Tra le righe della risoluzione sul SelmayrGate, aldilà delle presunte violazioni di procedure, emerge il problema di fondo: una Commissione che si autodefinisce politica, composta da 28 membri tra cui ex premier e ministri degli Esteri, è alla mercé di un funzionario che non gode di nessuna legittimità democratica. Il 21 febbraio scorso Martin Selmayr era stato nominato dal collegio dei commissari in pochi minuti prima vice-segretario generale e poi segretario generale. Juncker aveva informato gli altri commissari della sua proposta di promuovere Selmayr solo al momento di prendere la decisione. Diversi commissari avevano ammesso di essere rimasti “sorpresi” dalla proposta di Juncker. Il colpo di mano ha permesso a Selmayr di prendere tutto il potere dentro l'apparato della Commissione, visto che dalla nomina a Segretario generale ha continuato a esercitare formalmente le funzioni di sherpa di Juncker e informalmente di capo-gabinetto ombra. Nella risoluzione, il Parlamento europeo esprime “delusione per il fatto che, a quanto sembra, non un solo commissario abbia messo in discussione questa nomina a sorpresa, chiesto il rinvio della decisione di nomina o sollecitato una discussione di principio sul ruolo del futuro Segretario generale della Commissione e sul modo in cui è inteso tale ruolo”. I deputati hanno anche messo in dubbio l'indipendenza e l'imparzialità di Selmayr (che è iscritto al partito cristiano-democratico fiammingo in Belgio, membro della famiglia dei popolari europei), chiedendo alla Commissione di “aggiornare e chiarire” le regole per “garantire la neutralità del Segretario generale”. Perché alla fine è tutto lì il problema: un funzionario che ha ambizioni politiche e ama il potere ha preso in ostaggio Juncker e la sua Commissione.

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