Si parli di Hezbollah alla Farnesina

Cosa deve emergere alla conferenza di Roma sull’esercito libanese in programma al ministero degli Esteri il 15 marzo

13 Marzo 2018 alle 06:00

Si parli di Hezbollah alla Farnesina

Una manifestazione a sostegno di Hezbollah a Beirut (foto LaPresse)

La conferenza si svolgerà a Roma il 15 marzo al ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Lo scopo dell’evento è quello di costituire una piattaforma per governi e organizzazioni e intervenire come donatori dell’esercito libanese, “l’unica forza legittima del Libano”. Un evento sicuramente positivo, tuttavia è Hezbollah “il capo” nel sud del Libano. Pertanto, l’evento di Roma dovrebbe essere una piattaforma anche per trasmettere un messaggio alla comunità internazionale. E quel messaggio dovrebbe essere: “Liberate il Libano da Hezbollah”.

 

Come la missione dell’Onu Unifil, l’esercito libanese in questi anni ha visto impotente crescere la forza militare e numerica dell’organizzazione terroristica guidata da Hassan Nasrallah, facendo spesso da foglia di fico alle sue attività criminali. L’Unifil è per definizione una forza interinale, provvisoria, ma si trova in Libano da quarant’anni. Una parte decisiva del suo mandato consiste nell’aiutare il governo e l’esercito libanese a garantire che nella zona vicino al confine con Israele non vi siano armi fuori dal controllo del governo di Beirut. Per questo a settembre Israele ha esortato i caschi blu a fare molto di più per ispezionare e denunciare le violazioni di Hezbollah, per questo l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, Nikki Haley, ha poi criticato il capo dell’Unifil, l’irlandese Michael Beary, accusandolo di ignorare il riarmo nemmeno troppo segreto di Hezbollah da parte dell’Iran.

 

Gli analisti stimano in centomila il numero dei missili che Hezbollah ha stipato a sud del fiume Litani. Nasce da qui la preoccupazione, i raid aerei mirati e l’attivismo politico d’Israele in seno alla comunità internazionale. La conferenza di Roma non dovrebbe limitarsi a portare soldi e sostegno politico all’esercito libanese. Dovrebbe anche essere l’occasione per la stampa e i partecipanti di porre le giuste domande: come intende questo esercito libanese fermare Hezbollah nel caso di conflitto con Israele? E come si schiererebbe la comunità internazionale se la stabilità mediorientale venisse seriamente compromessa?

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