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#MeToo in moschea

Il bell’hashtag di una attivista e l’ipocrisia del nostro salottino

17 Febbraio 2018 alle 06:10

#MeToo in moschea

Foto via Wikipedia

Qualche mese fa, Roberto Saviano, Cecilia Strada e altri corifei del salotto buono hanno alzato un cartello con scritto “Allah loves quality”. Una esibizione di virtuosismo a costo zero, visto che le minoranze sessuali e le donne sono trattate come meno di esseri umani nel mondo islamico. Lanciando l’hashtag #MosqueMeToo, una attivista musulmana adesso vuole gettare luce sugli abusi sessuali sperimentati dalle donne durante l’hajj, l’annuale pellegrinaggio islamico alla Mecca e in altri spazi religiosi come le moschee. La femminista egiziana americana Mona Eltahawy ha spiegato che, da quando ha preso a denunciare le violenze, le donne musulmane le hanno detto di stare zitta e che “avrebbe fatto apparire cattivi i musulmani”. Qualcosa di simile si è messo in moto sul caso Tariq Ramadan, il predicatore svizzero agli arresti in Francia per una serie di denunce per stupro. Le sue presunte vittime sono state irrise, minacciate di morte e demonizzate sui social. “Islamofobe”, “puttane sioniste”, e altri simpatici epiteti. Peccato che le vittime di Tariq sono tutte musulmane, come è musulmana Eltahawy. Ed è musulmana Seyran Ates, la donna e imam tedesca che ha creato la Ibn-Rushd-Goethe, la prima “moschea liberale” in Europa, aperta a donne senza veli, omosessuali, atei, sufi, i reietti che l’islam fondamentalista vuole mettere a tacere o, peggio, a morte. Ecco, anziché lanciare vuoti slogan a uso e consumo del proprio salottino progressista, non sarebbe male se i benpensanti, che hanno una pesante responsabilità nel formare l’opinione pubblica, facessero proprie le battaglie di Eltahawi, Ates e altre musulmane liberali. Le sole che possono scardinare, dall’interno, il gorgo di sottomissione e odio che tiene su l’islam radicale.

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Commenti all'articolo

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    17 Febbraio 2018 - 09:09

    L'odiatore, maschio o femmina, è mosso da tanto odio da far perfino del bene pur gettarlo malignamente in faccia all'odiato e farlo sentire in colpa, ottenebrato dall'odio non ragiona né cerca altre soddisfazioni se non nell'odiare, e gli altri gli servono solo da strumento e pretesto. Questa nostra attuale guerra mondiale, in sintesi, è sempre tra chi per amor di pace e serena convivenza sarebbe comprensivo e disposto anche a perdonare, e chi invece accecato da odio inestinguibile sarebbe disposto anche a uccidersi pur di uccidere. Lo vediamo continuamente, in tutte le notizie.

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