Le due Coree riprendono a parlarsi, ma Trump insiste nelle provocazioni

Ripartono le comunicazioni telefoniche tra Seul e Pyongyang. Obiettivo: inviare una delegazione di atleti nordcoreani alle Olimpiadi di Pyeongchang. Ma il presidente americano innesca provocazioni che sfiorano il grottesco

Le due Coree riprendono a parlarsi, ma Trump insiste nelle provocazioni

Foto LaPresse

Dopo quasi due anni di relazioni diplomatiche congelate e una crisi missilistica accompagnata da toni violenti, stanotte la Corea del nord ha riaperto il canale di comunicazione con Seul. La prima telefonata è arrivata stamattina, su ordine di Kim Jong-un che ha proposto di inviare una delegazione di atleti nordcoreani alle Olimpiadi invernali del mese prossimo a Pyeongchang. La ripresa del dialogo tra le due coree è stata confermata oggi dal ministero dell'Unificazione di Seul. Con il suo messaggio di capodanno, Kim ha proposto la ripresa dei colloqui con Seul e, a distanza di poche ore, il presidente sudcoreano, Moon Jae-In, ha risposto invitando il governo "a dare rapidamente seguito a misure per riavviare un dialogo”. 

  

 

 

Ma mentre Seul e Pyongyang sembrano finalmente diretti verso toni concilianti, negli Stati Uniti il presidente Donald Trump continua a usare parole provocatorie, che sfiorano il grottesco. Con un tweet di ieri sera Trump ha detto: "Anche io ho un pulsante nucleare, ma è molto più grande e potente del suo, e il mio funziona!". Il riferimento è al "pulsante nucleare" citato nel discorso di capodanno da Kim ("E' sempre sul mio tavolo", aveva detto il dittatore nordcoreano). Così la risposta poco ortodossa di Trump ha riportato in voga sui social network le allusioni già lanciate in campagna elettorale dal candidato repubblicano Marco Rubio alle dimensioni delle mani del presidente americano. Un innesco di doppi sensi ripreso ora da Trump, stavolta per infiammare di nuovo il confronto col dittatore nordcoreano.

 

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    03 Gennaio 2018 - 20:08

    Dispiace non si voglia riconoscere, nemmeno quando è così evidente, che è nella Presidenza Trump che ha origine la ripresa del "dialogo" coreano. Al twit, volgare e aggressivo, del dittatore ciccione che reclama al mondo intero potenza col suo bottoncino, andava risposto immediatamente, con linguaggio comprensibile dal pazzo ciccione, che la potenza è altra cosa. Purtroppo Trump è l'unico ad aver twittato. A dimostrazione che l'America, come già nel secolo scorso, è l'unica potenza al mondo preparata a difenderlo dai dittatori. Mentre noi, europei, ce la meniamo stravaccati in salotto, sullo stile forbito o meno del Presidente Americano, tiriamo fuori Jefferson e altre suggestioni, davvero poco adatte al contesto. (Parallelamente consiglierei a Berlusconi di usare un linguaggio adeguato a beccare voti altrimenti facilmente acquistati dalla casaleggio e associati - non dei cretini in marketing, se non non staremmo qua a scongiurare il peggo). Da me, thank you Mr. President, I agree.

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  • branzanti

    03 Gennaio 2018 - 11:11

    Che straordinario statista, che fine diplomatico siede sullo scranno che fu di Washington, Jefferson, Lincoln, Teddy Roosevelt, Franklin Roosevelt, Kennedy (o tempora o mores). Un bambino viziato e capriccioso, evitato dai compagni di scuola.

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    • mquve.odessa

      03 Gennaio 2018 - 12:12

      Carissimo Branzanti, mi faccia capire, Lei che sembra sempre così illuminato (absit iniuria verbis): al di là del fatto che anche secondo me la risposta di Trump è quel che è, com'è che quando a provocare è il buon Kim Jong Un, le reazioni sono una scrollata di spalle, mentre per le reazioni di Trump, che vanno nella medesima direzione, ci sono sempre critiche? Forse io sbaglio, ma mi pare che qui , per quanto infantile, fare sempre finta di nulla, lasciare che questo straparli, non sia proprio una buona idea. I maomettani odiano a morte gli israeliani, ma li temono, perché sanno che ad ogni loro azione verrà una reazione. Porgi l'altra guancia è bello da ripetere, ma quando si ha di fronte qualcuno di sensato. Altrimenti, come dice un mio amico, si picchia per primi sperando di fare molto male. Cordiali Saluti, Carlo A. Rossi

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      • branzanti

        03 Gennaio 2018 - 14:02

        Carissimo Rossi Le assicuro che non sono illuminato, sono soltanto estremamente dispiaciuto e deluso nel vedere un paese che un tempo rappresentava il mio riferimento ideale e culturale e che ho visitato molte volte oggi rappresentato da un simile "personaggio". Poi forse sono un illuso, ma credo ancora nel valore della diplomazia. Grazie per la sua osservazione.

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        • Skybolt

          03 Gennaio 2018 - 15:03

          Teddy Roosvelt parlava di "big stick".... e tirava a segno usando come bersagli le sagome di Guglielmo II e dello Zar.... Quindi?

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