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Così la Haley si intesta la battaglia (virtuosa) contro le inefficienze dell'Onu

L'ambasciatrice americana alle Nazioni Unite ottiene tagli nel budget e dice: ce ne saranno ancora. Cosa c'è oltre i toni minacciosi

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

26 Dicembre 2017 alle 21:06

Così la Haley si intesta la battaglia (virtuosa) contro le inefficienze dell'Onu

Nikki Haley (foto LaPresse)

Milano. I paesi membri delle Nazioni Unite hanno raggiunto un accordo per il budget del 2018-2019: 5,4 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti hanno fatto una campagna per introdurre dei tagli sostanziali, che ora valgono 285 milioni di dollari, ma che potrebbero in seguito aumentare. C’è una questione di efficienza, e ce n’è una più ideologica, che riguarda il ruolo dell’America all’interno di un consesso che ha spesso votato – e operato – al contrario di quel che l’America avrebbe voluto. L’ultimo scontro riguarda, come si sa, Gerusalemme e lo spostamento dell’ambasciata statunitense nella capitale di Israele (ora è a Tel Aviv). L’ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, che è di fatto il ministro degli Esteri americano visto che al dipartimento di stato Rex Tillerson è mezzo esautorato, ha usato toni minacciosi nei confronti dei paesi che hanno votato contro la mozione americana su Gerusalemme (128 contrari, 9 a favore), e nei confronti delle Nazioni Unite tutte: “Non lasceremo più che qualcuno approfitti della generosità del popolo americano – ha detto la Haley – Potete essere certi che ci occuperemo di aumentare l’efficienza dell’Onu e continueremo a proteggere i nostri interessi”.

     

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Le parole della Haley e la minaccia della scorsa settimana – prenderemo nota di chi ci vota contro – hanno suscitato molte polemiche, che rientrano nella generale insofferenza che molti paesi hanno nei confronti dell’Amministrazione Trump e della sua vena isolazionista – l’uscita dall’accordo sul clima, le dichiarazioni sulle spese per la difesa all’interno della Nato e via dicendo. Che gli Stati Uniti trumpiani vogliano operare fuori dai consessi istituzionali è piuttosto evidente, così come è chiaro che c’è una corsa, in un certo senso pure virtuosa, a riempire il vuoto che l’America lascia nel mondo (il più virtuoso è il francese Emmanuel Macron, il più opportunista è il russo Vladimir Putin).

 

Ma sull’Onu e in particolare sulle questioni legate a Israele non si può parlare soltanto di isolazionismo, c’è molto di più, e cioè la volontà americana di far valere il peso anche ideologico – preferiremmo dire ideale, se non fosse che nella confusione trumpiana gli ideali spesso si perdono – dei propri contributi: se si vogliono i finanziamenti americani, che oggi contano per il 28,5 per cento degli interi contributi, è necessario dare seguito alle priorità americane, che nello specifico riguardano la difesa e la sicurezza di Israele. E’ un bene che la portavoce di questa campagna sia la Haley che certamente avrà delle ambizioni personali – anche lei riempie dei vuoti, Donald Trump è un generatore di vuoti straordinario – ma che in questo 2017 è stata la garante di una visione idealista della politica estera, in cui il ruolo americano non si riduce a un mantenimento prudente dello status quo, ma si allarga a battaglie umanitarie contro i soprusi di regimi violenti – vedi la Siria. Se all’investimento dell’America nell’Onu si unisce un principio umanitario (che nasceva come una forma di liberalismo, ma ormai si parla di quindici e più anni fa) la linea dura della Haley non è soltanto minacciosa, non è soltanto un segnarsi i nomi degli alleati infidi, ma un tentativo di provare a trovare un nuovo allineamento nella gestione delle crisi e delle guerre nel resto del mondo.

  

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Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha detto che l’efficienza è importante per il funzionamento dell’organismo, così come anche alcune organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno dichiarato che i tagli possono essere produttivi se non inficiano la capacità di controllo e di intervento delle Nazioni Unite. Resta un pregiudizio negativo nei confronti degli Stati Uniti: si tratta di rappresaglia, dicono molti paesi membri, mentre la base trumpiana si scandalizza, tutto al contrario, del fatto che l’America stia ancora dando tanti soldi a un organismo inutile come l’Onu. Il dibattito è soltanto all’inizio, ma se la Haley riesce a introdurre un meccanismo più virtuoso all’Onu si potrebbe addirittura iniziare a colmare anche il vuoto lasciato dal multilateralismo ipocrita, che non è certo nato con Trump.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    27 Dicembre 2017 - 11:11

    E' più pericolosa per l'economia italiana l'Italia la confinante Francia storicamente predatrice ,di più ora col fighetto al comando che non la Russia lontana e con ambizioni di geo politica mondiali . Per il Foglio oggi Macron è l'arcangelo Gabriele e Trump e Putin il male su la terra . Purtroppo il pregiudizio è un connotato eterno del pensiero ,per così dire è la soggettività ( mavalà e la malignità indove la mettiamo?) .Ma è normale . Ancora ieri Corrado Augias parlando di Hitler dava giudizi morali e non storico-politici. E' manipolazione pura e semplice altro che soggettività . lds

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    • Skybolt

      27 Dicembre 2017 - 16:04

      Oggi Macron si porta moltissimo. Abbiamo persino votato all'ONU come voleva lui. O almeno spero, perchè se lo abbiamo fatto per convinzione..... Comunque, ci vuole un intervento di Marco Carrai sul Foglio in merito.

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  • branzanti

    26 Dicembre 2017 - 23:11

    Sinceramente mi pare che l'unico risultato possibile delle posizioni unilaterali da parte americana sia un isolamento sempre più accentuato degli Usa ed, in questo momento, non credo sia un fatto negativo.

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    • mauro

      27 Dicembre 2017 - 14:02

      Guardi che il risultato più probabile è che le posizioni multillaterali pol. cor. che tanto piacciono ai progressisti, finiranno per lasciare nell'isolamento l'Europa Occidentale, non gli States. Canada e Oceania seguiranno. Il recente risveglio dell'Austria è forse meno indicativo del fatto che Minniti abbia usato termini di buonsenso inimmaginabili ancora qualche mese fa : ossia che dobbiamo tener conto certo dei bisogni dei migranti ma anche dei bisogni dei nostri cittadini. La scoperta dell'uovo di Colombo. E ce n'è voluto perchè ci si rendesse conto che l'ideologia "del popolo" e il popolo non andavano più d'accordo. Così come i dirigenti dell'ex PCI oggi PD si sono resi conto che anche alla base marxista oltre che alla base ben più vasta che vota, a suo danno, il postmarxismo di facciata, lo ius soli non andava a fagiolo, e lo hanno prontamente rinviato a data da destinarsi. Anche se tutto ciò, purtroppo, non basta. Ma per noi, non per gli States.

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      • branzanti

        28 Dicembre 2017 - 00:12

        Gentile amico (non la sentivo da qualche tempo) mi permetto di non essere d'accordo con lei. I recenti accordi commerciali siglati da Ue con Canada e Giappone e la prospettiva di siglarne con l'area del Pacifico (in cui la possiblita' di un accordo e' stata annullata dal Tinta) e con il Mercosur aprono spazi di collaborazione tra Europa ed il resto del mondo, che tendono a marginalizzare (fortunatamente) gli Usa ed il loro modello plutocratico autoritario, sempre piu' lontano dalla nostra democrazia. Invito inoltre a leggere in modo critico i dati sull'economia americana, che testimoniano il costante arricchimento di pochi e condizioni di retribuzioni bassissime e di poverta' o molto prossime per una larghissima maggioranza della popolazione. Illuminante l'articolo del Nobel Deaton che oggi riportava il 24 ore. E le riforme (si fa per dire) fiscali e di distruzione delle regole peggioreranno molto la situazione. Prendiamo le distanze.

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  • guido.valota

    26 Dicembre 2017 - 22:10

    Lasciate l'Onu a secco e armate Israele fino ai denti. Il più grande passo del millennio verso la stabilità in M.O.

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