Gerusalemme capitale

L’America sarà in grado di gestire gli effetti del suo abbraccio a Israele?

Gerusalemme capitale

Foto LaPresse

L’Amministrazione Trump annuncerà mercoledì che Gerusalemme è la capitale di Israele. Da qualche tempo si parla di questa volontà americana, ora la decisione sembra presa ed è un segnale molto potente nei confronti di Israele, che negli ultimi anni si è sentito trascurato (eufemismo) dagli Stati Uniti di Obama e che ora si trova a gestire l’altalena politica di Washington, mentre attorno tutto sta cambiando. L’Iran è arrivato alla soglia di Israele approfittando della crisi siriana, il Libano è politicamente instabile e probabile terreno di scontro della grande guerra tra Teheran e Riad, i palestinesi di Hamas e Fatah hanno siglato un accordo di collaborazione che ancora deve prendere forma, il Sinai è appena stato colpito da una strage jihadista. La decisione americana di dichiarare Gerusalemme capitale è destinata ad agitare ulteriormente la regione, pure se, in questo momento, i sauditi e gli egiziani potrebbero decidere di non reagire, aiutando di fatto gli americani. Ma il problema è a Washington: manca un’azione diplomatica, e non si tratta soltanto di irrilevanza teorica. Il dipartimento di stato non esiste più, il suo capo, Rex Tillerson, è sfiduciato e da mesi non fa nulla che poi non venga smentito dal presidente. E’ così che una mossa forte da parte di Trump può trasformarsi in un’instabilità ingestibile, e con quel che sta accadendo attorno al Russiagate rischia di apparire pure come un diversivo.

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Commenti all'articolo

  • bstucc

    05 Dicembre 2017 - 18:06

    Finalmente. Adesso tutta la confraternita degli stati europei (Francia, UK, Italia eccetera) filoarabi e filopalestinesi dovranno decidersi..

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  • turacchigloria@hotmail.com

    turacchigloria

    05 Dicembre 2017 - 16:04

    Quest'uomo è incapace di intendere e volere! Vive avulso dal contesto del mondo e quando fa finta di entrare in comunicazione con esso, lo fa trasversalmente in quella forma obbligata che gli impedisce di capire che la forza della sua nazione sta lentamente scendendo gli scalini del potere. Un potere trattenuto con la forza del suo danaro e delle sue armi in un tempo ormai che lo vede diventare sempre meno importante e meno potente. Il rinchiudersi all'interno di uno scafandro autoprotettivo, lo obbligherà a perdere totalmente la visioone di una realtà che lo sta risucchiando verso la fine del suo mandato di grande potenza mondiale. La Cina e l'India se lo mangeranno presto in un solo boccone. Apri le tue cassaforti, cara banca centrale cinese, verranno fuori titoli di debito tali che non potranno che metterti in ginocchio. E' chiaro che per ora la Cinanon lo farà mai. Ma in questa circostanza, quale significato ha rompere gli zebedei agli Arabi?

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    • branzanti

      05 Dicembre 2017 - 17:05

      Condivido in pieno il suo ragionamento (con un accento particolare sulla prima frase) Aggiungo che comincio a pensare che questo ci porterà veramente alla WW III.

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  • adebenedetti

    02 Dicembre 2017 - 20:08

    Speriamo che sia vero. Forza TRUMP.

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  • Mercurio 8

    Mercurio 8

    02 Dicembre 2017 - 17:05

    Poche ore fa, ringraziando per la prima tappa del Giro d’Italia a Gerusalemme, Israele ha bombardato una base in Siria: Za za za zaz! Za za za zaz! Trump è seduto in cima a un paracarro armato, aspetta Bartali. Tra un’esplosione e l’altra, c’è un silenzio che descrivere non saprei. Sui giornali che svolazzano, si dice che vuole spostare l’ambasciata USA a Gerusalemme, ma solo per vedere il Giro. E i francesi ci rispettano… ma ci rispetteranno ancora dopo quella prima tappa? Come disse qualcuno, lo humour è la buona educazione della disperazione. Speriamo che i palestinesi abbiano ancora il senso dello humour e non prendano a sassate Bartali e Coppi. Quanta strada nei miei sandali, canta Giuseppe, che non sa più dove fuggire con la sua famigliola. Povero emigrato… Non verrà in Italia, se legge i giornali. Se ha Internet, con la saggezza paterna che ha sempre dimostrato, approverà “L’U.T.P. - Un cambio di paradigma per il Medio Oriente”, su un sito accademico di San Francisco.

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