L'Ue boccia il referendum catalano: "Non è legale"

In Europa condanna generale delle violenze della polizia spagnola. Ma dal Regno Unito alla Germania, passando per l'Italia, i governi restano in silenzio e non prendono posizione

2 Ottobre 2017 alle 13:58

L'Ue boccia il referendum catalano: "Non è legale"

Il presidente della regione catalana Puigdemont all'indomani del referendum (foto LaPresse)

Per l'Ue il referendum catalano "non è legale" e se la Catalogna diventerà indipendente non sarà membro dei 27. La dichiarazione ufficiale arriva dal portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas che ha rigettato in questo modo l'appello lanciato ieri sera dal presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, per un riconoscimento da parte di Bruxelles dell'esito del referendum. Le istituzioni europee erano state criticate per non avere reagito immediatamente alla consultazione elettorale catalana. "Reagiamo nel momento in cui abbiamo a disposizione tutti gli elementi riferiti a un evento", ha spiegato oggi Schinas. Il portavoce ha condannato gli episodi di violenza di cui si è resa responsabile la Guardia Civil nei confronti di alcuni civili che domenica sono stati feriti. "La violenza non può mai essere uno strumento politico", ha detto.

 

L'Onu chiede alle autorità spagnole di aprire un'inchiesta indipendente sulle violenze che si sono consumate in Catalogna e che hanno causato centinaia di feriti negli scontri con la polizia. "Sono rimasto molto turbato dalle violenze di domenica in Catalogna", ha detto l''Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad al Hussein, aggiungendo che "la risposta della polizia deve essere in ogni momento proporzionata e necessaria". Per al Hussein, la crisi va risolta attraverso il dialogo e nel rispetto dei diritti democratici.   

 

  

 

In Italia è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a commentare il voto catalano. ''In questi giorni, ieri particolarmente, in tutta l'Europa abbiamo ancora una volta verificato che quando prevalgono scontro ed esasperazioni di posizioni, si allontano le soluzioni positive", ha dichiarato il capo dello stato."Diviene più difficile ogni positiva posizione e la cultura può fornire supporto per il dialogo e il confronto che consenta di addivenire a soluzioni condivise''. In silenzio il premier Paolo Gentiloni, mentre il M5s si è unito alla condanna generale delle violenze della polizia spagnola nei confronti di chi è andato a votare: "Uno Stato che usa violenza sul suo stesso popolo inerme la usa sulla democrazia stessa", ha detto Manlio Di Stefano. "Si interrompa la spirale di violenza", ha detto Piero Fassino per conto del Pd. Il leader della Lega nord, Matteo Salvini, ha invece preso le distanze dal referendum: "La scelta della Lega è diversa", ha detto, ed è "nel rispetto delle regole.

   

Nel Regno Unito, la premier Theresa May resta ancora in silenzio e non commenta il voto il catalano. A parlare è stato invece il leader dell'opposizione, Jeremy Corbyn, che ha stigmatizzato le violenze della polizia spagnola. Anche Nicola Sturgeon, guida del Partito nazionale scozzese, ha detto che il voto delle persone "dovrebbe essere permesso in modo pacifico". Il voto è stato visto con particolare interesse in Scozia, dove nel 2014 si è votato per un referendum analogo, svolto però in modo pacifico e che si è concluso con la vittoria del "remain" nel Regno Unito.

   

Anche in Belgio, dove il movimento separatista fiammingo è molto forte, il referendum catalano è stato seguito con attenzione. Il premier Charles Michel ha usato parole di condanna contro la polizia spagnola: "Ribadiamo il nostro appello per un ritorno al dialogo".

  

 

 

 

In Francia, il governo di Emmanuel Macron resta in silenzio. La sinistra di Benoît Hamon condanna le aggressioni delle forze di sicurezza spagnole. Jean-Lua Mélenchon, di France Insoumis ha twittato, ironico: "Peccato che la Catalogna non sia in Venezuela! La Spagna ha bisogno di una Costituente".

 

  

 

 

Anche in Germania il governo è rimasto in silenzio. Mercoledì scorso, un portavoce dell'esecutivo aveva detto che l'interesse di Berlino resta quello di una Spagna "stabile" e che "è importante che tutto avvenga nel rispetto della legge".

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    02 Ottobre 2017 - 16:04

    Poveri governi nazionali. Cioè di simulacri di governi e di nazioni. Ciascuno è condizionato, anzi terrorizzato dalla prospettiva di perdere consensi. Le falangi indomite dei pro Europa, non hanno neppure una parvenza di palle per dichiarare apertamente che riconoscono la posizione di Bruxelles. Oppure preferiscono con circonlocuzioni ipocrite e pavide, ribadire che l'Europa di Ventotene era solo un flatus vocis?

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