Seggi occupati e caccia ai “clandestini”. Barcellona al voto

I cittadini presidiano scuole e centri pubblici per garantire lo svolgimento del referendum indipendentista. Nella notte una persona ha sparato con un fucile ad aria compressa contro l'ingresso di un istituto a Manlleu: quattro feriti 

30 Settembre 2017 alle 11:38

Seggi occupati e caccia ai “clandestini”. Barcellona al voto

I cittadini riuniti a presidio di uno dei seggi del referendum catalano (foto LaPresse)

Barcellona. Per seguire quello che succederà in questi giorni concitati in Catalogna, può essere utile assecondare la mania spagnola di marcare i giorni importanti della politica con le iniziali di giorno e mese.

C'è dunque, ovviamente, l'1-O, il primo ottobre, il giorno del referendum. Che cosa succederà, e soprattutto dove succederà, è ancora da capire. I sostenitori del referendum dicono che si terrà una grande votazione di popolo in cui la democrazia si esprimerà al suo massimo; i contrari sostengono che al più i dirigenti catalani insceneranno una performance a favore di telecamera.

 

Pochi giorni fa Carles Puigdemont, il presidente del governo locale, ha diffuso via Twitter il link per scaricare una app con tutti i seggi a cui andare a votare, ché anche i cittadini catalani hanno dubbi sul da farsi. Peccato che venerdì sera un tribunale catalano avesse già dichiarato l'app illegale, costringendo Google a ritirarla dalla circolazione.

 

Anche perché rivelare i luoghi dei seggi significa anche renderli noti alla Grande civile, e questa sarà probabilmente la variabile più importante di tutto l'1-O: dalla reazione delle forze dell'ordine alle attività dei secessionisti dipenderà l'andamento della giornata. Le tensioni saranno alte, le manifestazioni sono pressoché garantite, scontri e violenze sono possibili. Finora, i dirigenti indipendentisti hanno evitato con cura che le loro proteste sfociassero in violenze facilmente strumentalizzabili. Ma già nella notte, una persona non identificata ha sparato con un fucile ad aria compressa contro un gruppo si sostenitori del referendum che si era riunito davanti ad una scuola a Manlleu, uno dei 2.315 seggi in cui si dovrebbe votare domani, per impedire ai Mossos di sequestrare l'edificio. Quattro di loro sono rimasti lievemente feriti. 

 

 

Il ruolo della Guardia civil è un'altra delle variabili del voto catalano. I Mossos d'Esquadra, la polizia locale della Catalogna, hanno ricevuto due ordini opposti: da Madrid quello di impedire lo svolgimento del voto, da Barcellona quello di proteggerlo. Contesi tra rispetto della gerarchia e fedeltà catalana, i Mossos sono incerti sul da farsi. Il loro capo, Josep Lluís Trapero, venerdì ha ordinato di chiudere pacificamente i seggi domenica mattina, ma molti cittadini hanno già iniziato a occupare scuole e centri pubblici per garantire lo svolgimento del voto. Per ora i Mossos si sono limitati a controllare gli edifici e identificare le persone che si trovano all'interno. Qualche discussione, ma niente di più. Ma come risponderanno agli ordini se la chiusura dei seggi non dovesse essere pacifica?  

 

  

 

Dopo l'1-O arriva il 2-O, che sarà il giorno dei conteggi (se mai saranno necessari), delle recriminazioni, dei sequestri giudiziari e forse anche degli arresti. Su tutti i dirigenti catalani pendono accuse gravissime di disobbedienza e tradimento, e il giorno dopo la celebrazione del referendum potrebbe essere il momento buono per applicarle.

 

Per il 3-O la Cup, il partito maoista che sostiene la coalizione indipendentista al referendum catalano, ha indetto uno sciopero generale in tutta la regione, con l'intento di sostenere la causa della secessione. Tra i vari movimenti pro indipendenza c'è discordia  su come applicare la pressione delle piazze, ma una delle opzioni in gioco è quella del "maidan", vale a dire: mobilitazione permanente. In quest'ultimo caso si potrebbe ballare.

 

Ma il giorno fondamentale, in cui tutte le carte saranno scoperte, sarà il 4-O. Per mercoledì, il governo catalano ha convocato una seduta plenaria del Parlament di Barcellona, in cui si tireranno le somme del processo referendario. Nel piano di Puigdemont è il 4-O il giorno in cui sarà proclamata la Dui, la Dichiarazione unilaterale di indipendenza, presumendo che al referendum il Sì (dunque la secessione) vincerà in maniera schiacciante e indipendentemente da qualunque tipo di quorum. Ma se il voto non dovesse tenersi, o i risultati dovessero rivelarsi una delusione, Puigdemont potrebbe essere costretto dagli elementi più moderati del suo partito ad attuare un piano B. Questo potrebbe essere l'indizione di elezioni anticipate, per sfruttare l'onda pro indipendenza e arrivare a negoziare con Madrid forti di una maggioranza oceanica (ora come ora, le forze indipendentiste hanno una maggioranza risicata al Parlament e non hanno preso nemmeno il 50 per cento alle ultime elezioni).

Madrid osserverà quello che succede. Se il 4-O dovesse arrivare la Dui, e se tutte le contromisure messe in campo fino a quel momento dovessero risultare inefficaci, il premier Mariano Rajoy potrebbe usare infine l'arma da fine-di-mondo, l'articolo 155 della Costituzione, che sospende l'autonomia regionale della Catalogna e sostituisce i suoi dirigenti con uomini di nomina governativa. Sarebbe la fine del sogno indipendentista, ma a quel punto la catena delle reazioni potrebbe deteriorarsi in maniera pericolosa.

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