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BDS on air

Niente dolci israeliani su Brussels Airlines. “Allora via dai cieli di Tel Aviv”

Anziché preoccuparsi del terrore islamico, in Belgio c’è chi pensa a boicottare l’unica democrazia del medio oriente

27 Agosto 2016 alle 06:18

Niente dolci israeliani su Brussels Airlines. “Allora via dai cieli di Tel Aviv”

Passeggeri su un volo Brussels Airlines

Roma. Gli europarlamentari, i loro assistenti, i loro portaborse, che a Roma si imbarcheranno sui voli di linea della Brussels Airlines diretti nella capitale dell’Unione europea, a bordo non troveranno più i tipici snack israeliani alla vaniglia Ahva. No, non sono né scaduti né esauriti. Semplicemente la compagnia del Belgio, che per il 45 per cento è di proprietà della Lufthansa, ha deciso di boicottarli. Un attivista del Palestine Solidarity Movement partito dal Ben Gurion Airport di Tel Aviv per Bruxelles si era ritrovato fra le mani il celebre dessert, rendendosi conto che era prodotto in Israele, così ha detto ai compagni attivisti di mobilitarsi. Questi si sono lamentati con la compagnia aerea che ha acconsentito rapidamente a rimuovere il dolce israeliano. Il dolce viene prodotto “nei territori occupati illegalmente in Cisgiordania”.

 

“Il ministero degli esteri belga deve intervenire”, avevano scritto gli attivisti del boicottaggio di Israele. La Brussels Airlines ha risposto che “come azienda che serve un pubblico internazionale pieno di persone provenienti da una vasta gamma di culture, è nostra responsabilità che i prodotti presenti siano ben voluti da tutti”. Yaakov Malach, proprietario del marchio Ahva, ha risposto che “la nostra fabbrica è piena di palestinesi, arabi-israeliani, ebrei, samaritani, tutti lavorano qui. La pace inizia qui, non dalle compagnie aeree. La pace viene da luoghi in cui le persone lavorano fianco a fianco”. Furiosi, gli israeliani sono andati a controllare. E il Kohelet Policy Forum ha scoperto che uno degli azionisti della Brussels Airlines, la banca olandese Ing, fornisce servizi nella parte settentrionale di Cipro occupata dai turchi. Tanto per capire chi dà lezioni di “occupazione” e moralità agli israeliani. Il ministro del Turismo d’Israele, Yariv Levin, ha definito“inaccettabile” la decisione della compagnia aerea e che da oggi la loro è la “bandiera nera della vergogna”. “Tale società non ha posto nei cieli dello stato di Israele e il suo nome dovrebbe essere cancellato dall’aeroporto Ben Gurion”, ha aggiunto Levin. Intanto sui social media si è scatenata la protesta contro la compagnia aerea. Il designer e personalità televisiva Shai DeLuca-Tamasi ha annullato quattro biglietti prenotati con la Brussels Airlines per una vacanza in famiglia. E’ nata la pagina Facebook per boicottare la Brussels Airlines: “Se boicottano i prodotti israeliani, noi non voliamo con Brussels Airlines”. Utenti hanno inondato la pagina Facebook di Brussels Airlines, con commenti che accusano i manager della compagnia aerea di essere dei “razzisti” e di “discriminare gli israeliani e gli ebrei”.

 

Quello della Brussels Airlines non è il primo caso di una grande azienda europea che elimina alcuni prodotti israeliani. Il magazzino di lusso di Berlino conosciuto come KaDeWe, il più grande d’Europa, è finito al centro delle polemiche per aver ritirato delle bottiglie di vino israeliane. La scelta, poi ritrattata, sarebbe stata dettata dalle controverse linee guida dell’Unione europea del 2015 (contro cui il Foglio aveva lanciato una campagna). Intanto, le merci israeliane stanno scomparendo da alcune città europee. Come Leicester, la decima più grande città del Regno Unito, dove il Consiglio comunale dominato dal Labour l’ha trasformata nella prima città della Ue a mettere al bando i prodotti “made in Israel”. Lo stesso hanno fatto i Consigli comunali di Swansea e Gwynedd. Un caffè di Londra ha invece esposto la scritta “No Israeli products here”. Ricorda qualcosa? Anziché preoccuparsi di Molenbeek e del terrorismo islamico, in Belgio c’è chi pensa bene di boicottare l’unica democrazia del medio oriente.

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