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Dopo il golpe giudiziario a Dilma, ecco l’asse Macri-Temer

Il ministro degli Esteri brasiliano incontra il presidente dell’Argentina, che prova a tirare fuori dall’isolamento internazionale il successore di Rousseff.

26 Maggio 2016 alle 06:18

Dopo il golpe giudiziario a Dilma, ecco l’asse Macri-Temer

Il presidente argentino Mauricio Macri (foto LaPresse)

Secondo l’agenda originaria, il nuovo ministro degli Esteri brasiliano José Serra avrebbe dovuto vedersi solo con la collega argentina Susana Malcorra a Buenos Aires, durante la sua prima uscita internazionale dopo la sospensione di Dilma Rousseff e la formazione del nuovo governo. Ma nel frattempo le cose in Brasile si sono complicate e Serra ha deciso di alzare ulteriormente il livello della sua missione vedendo lo stesso Macri. Così si delinea ancora di più il profilo di un nuovo asse Brasile-Argentina, in cui però è Macri il leader, e che risistema il quadro delle alleanza latinoamericane così come si era sistemato nel corso dei quindici anni della cosiddetta “ondata a sinistra”. Macri non ha fatto dichiarazioni politiche e si è limitato a condividere su Twitter una foto abbracciato all’ospite. Ma dopo che il suo governo aveva ostentato equidistanza rispetto alla crisi brasiliana, adesso la Malcorra si è schierata con decisione: “Non c’è nessuna ragione per dire che il processo che ha portato alla sospensione di Dilma Russeff non è stato legale”. “La realtà è che in Brasile è in corso un processo interno che si è seguito con la massima precisione e che noi abbiamo osservato molto da vicino”. Formalmente non è ancora un appoggio al 100 per cento: “Non è responsabilità dell’Argentina legittimare o no la gestione del presidente Temer”. Ma nella sostanza è stato messo in funzione un meccanismo di coordinamento politico che punta a ristabilire l’interscambio commerciale tra i due paesi, caduto del 40 per cento negli ultimi 5 anni, fino a lasciare l’Argentina con un deficit da 1,3 miliardi di dollari per la caduta dell’export.

 

Lo strumento permetterà di sviluppare “progetti strategici di integrazione in aree come commercio, energia, scienza, tecnologia e innovazione, difesa e industria aeronautica”. Anche con la vicepresidente Michetta, Serra ha raggiunto un accordo per la creazione di una commissione di legislatori argentini e brasiliani che entro 15 giorni si riunirà in Brasile per esaminare da vicino le relazioni bilaterali. Inoltre il Brasile appoggerà la candidatura della Malcorra alla presidenza dell’Onu, e anche i piani di avvicinamento di Macri tra il Mercosur e l’Alleanza del Pacifico. Si tratta non solo di un’alleanza tra i due governi di centrodestra che sono oggi al potere nei due più importanti paesi latino-americani, anche se in Argentina Macri è diventato presidente per via elettorale e in Brasile Temer per via giudiziaria. È anche un serio tentativo di rilanciare una partnership economica che al di là degli slogan i due governi di sinistra, in teoria alleati di Dilma Rousseff e Cristina Kirchner, avevano di fatto lasciato deteriorare. Ma mentre Serra si vedeva con i suoi interlocutori argentini, i kirchneristi in piazza manifestavano contro il “golpista”. Quattro gatti, in verità. Un po’ più, ma non troppi, sono stati i circa 50.000 militanti che in Brasile hanno mandato a loro volta in piazza. Ma Temer ha dovuto comunque registrare due colpi gravi. Da una parte, di fronte alla protesta di artisti e intellettuali arrivata anche a Cannes con i cartelli contro il “golpe” esibiti da Sonia Braga e dagli altri attori del film “Acquarius”, ha dovuto fare marcia indietro sull’annunciato accorpamento del ministero della Cultura con quello dell’Educazione.

 

Dall’altra, l’importante ministro della Pianificazione, Romero Jucá, è stato costretto alle dimissioni dopo che era saltata fuori un’intercettazione in cui si diceva a favore di una “soluzione politica” per bloccare le indagini sullo scandalo Petrobras. In teoria, anche un’idea di buon senso, di fronte a un terremoto che rischia di bruciare tutta la classe dirigente brasiliana. Ma è scontata l’ira del Pt dopo che a Dilma non è stata invece offerta alcuna via di uscita politica. In teoria blindato in Congresso con l’appoggio di oltre i due terzi di deputati e senatori, in realtà Temer è in balia dei contraccolpi delle inchieste giudiziarie in corso, che potrebbero colpire anche lui. Sul piano internazionale deve affrontare il boicottaggio di un blocco di governi di sinistra più radicali rappresentato da Venezuela, Bolivia, Ecuador, El Salvador, Nicaragua e Cuba, che hanno richiamato gli ambasciatori per protesta contro il “golpe”, e che si preparano anche a usare polemicamente il caso brasiliano per sostenere Maduro nel suo braccio di ferro contro il “golpismo” dell’Assemblea nazionale. In compenso, Macri sta rafforzando le relazioni economiche con altri due presidenti di sinistra più moderati, l’uruguayano Tabaré Vázquez e la cilena Michelle Bachelet, e come si è detto cerca di avvicinare il Mercosur all’Alleanza del Pacifico. La speranza è che la maggior integrazione permetta di riattivare una ripresa economica cui anche Temer spera, per poter ottenere alle amministrative di ottobre una legittimazione dalle urne.

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