Il presidente iraniano Hassan Rohani a Teheran (foto LaPresse)

Il grande scambio con Teheran

Redazione
I diritti umani sono ragione di preoccupazione per tutti”, dichiara il ministro degli Esteri iraniano Mohammed Zarif al Corriere della Sera. “C’è molto da dire da ambedue le parti. Siamo pronti a dialogare. Faremo le nostre osservazioni sull’alienazione delle comunità islamiche in molte società europee".

I diritti umani sono ragione di preoccupazione per tutti”, dichiara il ministro degli Esteri iraniano Mohammed Zarif al Corriere della Sera. “C’è molto da dire da ambedue le parti. Siamo pronti a dialogare. Faremo le nostre osservazioni sull’alienazione delle comunità islamiche in molte società europee o su come la libertà di espressione venga abusata per dissacrare i simboli dell’islam”. E’ il grande accordo che la Repubblica islamica ci propone dal 1989: rinunciate alla libertà di parola e ne dialogheremo. L’Europa li sta accontentando. In Germania, il comico Jan Böhmermann andrà a processo con il beneplacito di Merkel e il suo show su Zdf è sospeso. A Parigi è da tempo caccia agli “islamofobi”, a colpi di mitra nelle redazioni di giornale e a colpi di sentenze nei tribunali.

 

All’epoca del caso Rushdie, nel 1989, una parte consistente dell’establishment europeo si schierò contro lo scrittore: letterati, giornalisti, cardinali, politici. Rushdie fu costretto a nascondersi per un decennio. Traduttori ed editori furono aggrediti. Librerie sospettate di disporre del libro attaccate. In Germania, il quotidiano Die Tageszeitung propose che i giornali unissero le forze per stampare il primo capitolo dei “Versi satanici” in prima pagina lo stesso giorno, in segno di solidarietà. Frank Schirrmacher della Frankfurter Allgemeine Zeitung aderì alla proposta, mentre le altre testate si sfilarono. Alla fine la “Taz” si trovò da sola. Trent’anni dopo, un altro “blasfemo” è lasciato solo e l’Europa accoglie in silenzio la nuova taglia iraniana sulla testa di Rushdie. Abbiamo capitolato sulla libertà di parola.

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