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Cosa vuole fare Renzi con Putin per evitare che la Libia diventi una nuova Somalia (notizia)

Con il sostegno di russi e americani, in Libia si combatterà non una semplice missione di pace ma una guerra vera contro dei nemici che si chiamano nazisti, non banalmente terroristi.

7 Marzo 2016 alle 08:48

Cosa vuole fare Renzi con Putin per evitare che la Libia diventi una nuova Somalia (notizia)

Matteo Renzi con Vladimir Putin (foto LaPresse)

La Libia e Renzi. Renzi e l’America. La guerra e il terrorismo. Il Mediterraneo e la guida italiana. E poi? La notizia è fresca, è ancora inedita e vale la pena metterla in campo per capire qualcosa di più su quello che succederà nelle prossime settimane in Libia e sulla ragione per cui l’Italia avrà un ruolo cruciale quando la coalizione internazionale deciderà di sbarcare definitivamente di fronte alle coste siciliane. Ci si chiede spesso quale sia la ragione che sta spingendo gli Stati Uniti a spendersi forte per promuovere un intervento in Libia a guida italiana. Le ragioni sono molte e non riguardano solo una diffidenza maturata negli ultimi anni dall’amministrazione americana rispetto a quella francese o una scarsa fiducia coltivata dagli Stati Uniti relativamente alle capacità militari dei nostri cuginetti (che in Libia hanno già combinato parecchi pasticci ai tempi di Gheddafi). Non c’è solo questo. E non c’è solo il rapporto solido costruito negli ultimi anni tra l’Italia e l’amministrazione Obama. C’è qualcosa di più. E c’è qualcosa che si lega alla relazione strategica e al rapporto particolare che l’Italia ha con quello che potrebbe diventare per il nostro paese un partner cruciale durante l’intervento in Libia: la Russia di Vladimir Putin.
Al di là del giudizio che ognuno di noi può dare sulle modalità scelte dalla comunità internazionale per combattere in Siria e in Iraq lo Stato Islamico, è difficile negare che l’arrivo della Russia sul territorio siriano in difesa di Assad non abbia fatto segnare una svolta significativa per la Siria. Nulla di risolutivo e nulla di definitivo. Ma senza la presenza della Russia in Siria lo Stato Islamico avrebbe rosicchiato ancora terreno al regime di Assad ed è naturale che la comunità internazionale, pur pensando tutto il male possibile del regime di Damasco, consideri tutto sommato una fortuna dover fare i conti con una Siria non interamente controllata dallo Stato Islamico. Parlare di un modello di successo in Siria sarebbe quantomeno spericolato, oltre che ridicolo, ma non c’è dubbio che nella lotta allo Stato Islamico non è secondario avere una coalizione internazionale che parta dagli Stati Uniti e arrivi fino alla Russia (anche se le operazioni contro lo Stato Islamico, in Siria, non sono state la priorità di Putin, e sono state finora circa un terzo del totale).

 

All’interno di questa cornice l’Italia, per questioni di carattere geopolitico ed economico, è considerata dagli Stati Uniti il giusto mediatore su cui puntare per far sì che in Libia, nella coalizione anti Stato Islamico, sia presente anche la Russia di Putin. Esattamente un anno fa, lo scorso 5 marzo, Renzi fu ricevuto al Cremlino da Putin e pur non riuscendo a utilizzare anche in quella occasione la parola “guerra” ribadì che “la minaccia del terrorismo e del fanatismo religioso è una minaccia particolarmente grave” e che “Russia e Italia, pur essendo comunità diverse, sono unite nella lotta contro il terrorismo e per questo credo sia fondamentale che la Russia giochi un ruolo decisivo”. In Siria, ma anche in Libia. In quell’occasione Putin disse che “in Libia la situazione è peggiorata e la Russia è per una soluzione pacifica e appoggia gli sforzi dell’Onu”. Ma in un anno, se possibile, la situazione in Libia è precipitata ancora e pur non essendo neppure lontanamente paragonabile il contesto libico a quello siriano Renzi ha ricevuto l’incarico di mantenere, anche a nome di un pezzo dell’Europa, i rapporti con Putin e di muovere i suoi canali diplomatici per trascinare la Russia nella coalizione internazionale anti terrorismo che entro poche settimane sbarcherà in Libia.

 

[**Video_box_2**]Non si sa quando il governo libico presterà giuramento. Non si sa quando cominceranno le operazioni in Libia a guida italiana. Non si sa se si riuscirà a intervenire davvero entro la primavera. Si sa però che a giugno, poco prima dell’inizio dell’estate, Renzi ha programmato una visita a Mosca, non ancora ufficializzata, per concordare i dettagli dell’intervento russo in Libia. La visita avverrà a giugno in un momento simbolicamente importante ovvero prima della scadenza naturale delle sanzioni economiche che colpiranno la Russia fino al 31 luglio 2016. Il presidente del Consiglio è intenzionato, vedremo con che risultati, a svolgere un ruolo di cerniera tra la Russia e l’Europa, provando a scavalcare in questo (è dura) anche Angela Merkel. La partita è complicata e piena di ostacoli, e mediare con la Russia non è semplice considerando che Putin, in qualsiasi contesto agisca, porta avanti strategie legate più ai propri interessi che a quelli dei suoi alleati (e chi non lo fa?). Ma se Renzi dovrà vestire i panni del Commander in Chief non potrà far a meno del sostegno russo oltre che americano. E chissà che la vicinanza alla Russia non porti il nostro presidente del Consiglio a chiamare le cose con il loro nome e a capire che quella che si sta per andare a combattere in Libia non è solo una missione di pace ma è una guerra vera che l’Italia combatterà per evitare che la Libia si trasformi in una nuova Somalia e che porterà avanti contro dei nemici che Renzi, purtroppo, ancora non riesce a chiamare con il loro nome: si chiamano nazisti, non banalmente terroristi.

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