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Fanno un hashtag e lo chiamano pace

Obama porta “stabilità” in Siria, mentre il lupo e l’agnello festeggiano

30 Dicembre 2015 alle 06:18

Fanno un hashtag e lo chiamano pace

Barack Obama (foto LaPresse)

Nel corso del 2015 l’Amministrazione americana è riuscita a “portare pace e sicurezza in Siria”. Poi ha risolto la questione palestinese, ha trasformato Guantanamo in uno stabilimento termale, ha convinto Kim Jong-un a fare gli incontri di gabinetto in streaming, ha messo il lupo e l’agnello nella stessa stanza e i due ora aspettano un figlio. Sulla risoluzione della controversia fra Marte e Venere, Obama sta lavorando personalmente, ma molti passi avanti sono stati fatti negli ultimi mesi, si tratta soltanto di decidere in quale galassia firmare il trattato di pace.

 

Sarebbe bello poter scrivere “scherzi a parte” e partire con una nuova frase, ma mettere “pace e sicurezza in Siria” fra i risultati ottenuti dal governo in un documento ufficiale del dipartimento di stato supera ogni velleità ironica, si fatica a trovare analogie per mostrare l’assurdità dell’affermazione. John Kirby, portavoce di Foggy Bottom e autore del trionfante annuario con i “pivotal moments” della diplomazia americana, deve aver trovato le parole nella cartella dei desideri irrealizzabili, quella che Obama tiene in bella vista nel suo desktop mentale, quando ha inserito l’infelice titolo (con hashtag) sulla Siria giusto sotto un “Accordo più forte sul clima mai negoziato”. Titolo peraltro seguito da un imbarazzato abstract in cui l’elenco degli elementi positivi sulla crisi si riduce a una risoluzione dell’Onu e a qualche aiuto umanitario sponsorizzato dagli Stati Uniti. Fanno un hashtag e lo chiamano pace.

 

[**Video_box_2**]Le stime più prudenti dicono che nel 2015 sono stati uccisi in Siria 21 mila civili, capitolo di una guerra che secondo l’Onu ha fatto oltre 220 mila morti. Metà della popolazione ha lasciato il paese in guerra, e il 2015 è stato l’anno in cui l’occidente ha iniziato a toccare con mano l’enormità della crisi dei rifugiati. I quali non scappano da una situazione di pace e stabilità, ma da una situazione di guerra e precarietà che l’irresoluto Obama ha fatto pochissimo per alleviare, preferendo gestire da lontano un caos che credeva di portata regionale. Strategia legittima – ancorché comica – ma la fandonia natalizia della Siria pacificata e stabilizzata deborda nel grottesco.

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