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Il dibattito repubblicano

L’ascesa di Ted Cruz, il “folle” che vuole arginare Trump e zittire Rubio

Politica e delirio a Las Vegas. Con un misto di intransigenza e arti psicologiche, il senatore del Texas è il candidato più in forma del momento.

14 Dicembre 2015 alle 20:16

L’ascesa di Ted Cruz, il “folle” che vuole arginare Trump e zittire Rubio

Ted Cruz (foto LaPresse)

New York. Il patto di non belligeranza fra Donald Trump e Ted Cruz è saltato. I due candidati, intransigenti e populisti in modo diverso, hanno preso a darsele di santa ragione dopo la proposta di chiudere le frontiere americane ai musulmani, disegnata da Trump con l’intento di stanare i critici che finora avevano evitato lo scontro frontale con il suo ciuffo. Trump non aspettava altro che una parola fuori posto. A porte chiuse il senatore del Texas ha detto che Trump non ha il “giudizio” per fare il presidente, la notizia è trapelata e tanto è bastato per scatenare l’attacco in stile troll di Trump, che ora lo chiama – paradosso supremo – un “maniac”, un folle. Cruz per il momento minimizza e raffredda, ma lo scontro ormai è aperto, perché con perseveranza e metodo nelle ultime settimane ha rosicchiato via punti a Ben Carson e insidia Trump non tanto nei sondaggi nazionali, ma in quelli degli stati che aprono la lunga danza delle primarie. L’ultimo rilevamento del Des Moines Register e di Bloomberg dice che Cruz è in testa in Iowa – il primo stato a votare, il 1° febbraio – con dieci punti di vantaggio su Trump.

 

Cruz si presenta questa notte al dibattito repubblicano di Las Vegas con la forza del candidato in ascesa. Dal suo quartier generale fanno sapere che uno dei segreti del momento positivo è un software che elabora e tipizza le personalità degli elettori, una specie di profiling psicologico che divide il mondo in “veri credenti”, “conservatori temperamentali”, “leader rilassati”, “tradizionalisti stoici” e così via. Per ogni tipo c’è un particolare linguaggio che massimizza l’efficacia del messaggio. L’applicazione costante di questo metodo psicologista sta pagando, dicono, ma ci sono anche le questioni di sostanza politica. Dopo Parigi e San Bernardino la sicurezza nazionale è tornata a essere il tema dominante del dibattito. Dove Trump prende la via iperbolica e illiberale della chiusura delle frontiere per i musulmani, Cruz suggerisce di “bombardare a tappeto lo Stato islamico” per ridurlo “all’oblio”, mentre insiste sulla difesa dei diritti civili, criticando gli eccessi dei programmi di sorveglianza.

 

[**Video_box_2**]Se Cruz è in attrito con Trump perché i due competono per conquistare lo stesso tipo conservatore, la sostanza in politica estera lo mette in contrasto con la fede neoconservatrice di Marco Rubio. Cruz non si è mai risparmiato nell’attaccare un avversario che “vuole rimuovere tutti i dittatori del medio oriente che ha a tiro”, e Rubio contrattacca notando che ha sostenuto le leggi che hanno limitato le capacità dell’intelligence. Questa è la sottotrama del dibattito di questa notte, espressione di una campagna che non vive soltanto delle boutade di Trump.

 

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