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Finisce l'èra Kirchner. In Argentina vince il liberale Macri

Con 12.899.031 voti, pari al 51,40 per cento, è il nuovo presidente. E' la prima volta dal 1916 che il presidente non è né peronista, né militare e né radicale

23 Novembre 2015 alle 09:47

Finisce l'èra Kirchner. In Argentina vince il liberale Macri

Mauricio Macri vince le elezioni presidenziali (foto LaPresse)


Il liberale Mauricio Macri è il nuovo presidente dell’Argentina, con 12.899.031 voti: il 51,40 per cento, contro il 48,60 per cento del peronista kirchnerista Daniel Scioli, che ha riconosciuto la sconfitta, congratulandosi per telefono con il vincitore. I due peraltro erano stati amici personali, prima di essere contrapposti da una campagna elettorale particolarmente incattivitasi dopo che il candidato del kirchnerista Fronte della Vittoria al primo turno si era visto sfumare una vittoria a portata di mano. Ripetendo il modello con cui Dilma Rousseff era riuscita a recuperare una seconda elezione in Brasile, il kirchnerismo aveva cercato di fomentare la paura per le possibili conseguenze del “cambiamento” che Macri aveva inserito nello stesso logo della sua coalizione elettorale: “Cambiemos”. “Il popolo ha scelto un’alternativa”, ha riconosciuto Scioli, pur cercando in qualche modo di rivendicare il bilancio positivo dei 12 anni della cosiddetta “Epoca K”, con i quattro anni di mandato di Néstor Kirchner e gli otto successivi di sua moglie Cristina. “Speriamo che Dio illumini l’ingegner Macri per poter migliorare quel che il Paese è avanzato, per il bene di tutti”.

 

“Sto qui perché voi lo avete deciso”, ha detto Macri agli elettori.

 

 

“È un cambio di epoca che sarà meraviglioso. Questo cambio non può perdersi in rivincite e aggiustamenti di conti”. “Dobbiamo unire tutti gli argentini”. Ha promesso di “costruire un’Argentina a povertà zero”, pur confermando che il suo progetto politico sarà meno statalista e più rivolto alle forze del libero mercato: “Questo Paese meraviglioso è uno dei Paesi con più spirito imprenditoriale”.

 

Quasi un secolo è passato da quando nel 1916 in Argentina fu introdotto il suffragio universale a scrutinio segreto. Da allora, è la prima volta che il presidente non è né peronista, né militare e né radicale: anche se radicali e ex-radicali stanno nella coalizione di Macri.

 

[**Video_box_2**]Ci sono state forti polemiche e ben 53 denunce per il modo in cui Cristina Kirchner è intervenuta nel periodo di “veda electoral” che vieterebbe di fare campagna nelle ultime 48 ore prima delle elezioni: subito dopo aver depositato il suo voto nell’urna si è esibita in una specie di comizio di mezz’ora davanti ai media per rivendicare i successi dell’”era K” e avvertire che “le svalutazioni liquidano diritti”. Era parte della campagna di paura del Fronte della Vittoria avvertire contro la supposta svalutazione che Macri avrebbe deciso una volta sedutosi alla Casa Rosada.

 

La novità dell’Argentina che va a destra è particolarmente dirompente nel quadro di un’America Latina dove quella che è stata definita “ondata a sinistra” mostra ormai evidenti segni di logoramento.

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