Alla Corte di Obama

Il presidente americano consegue una grande vittoria sull'Obamacare: anche i cittadini che si trovano negli stati che non hanno aderito al sistema di compravendita di assicurazioni sussidiate a livello statale potranno ottenere crediti d'imposta. Alla faccia del federalismo.

25 Giugno 2015 alle 17:47

Alla Corte di Obama

Il presidente americano, Barack Obama (foto LaPresse)

La Corte suprema ha stabilito che i titolari di un’assicurazione sanitaria acquistata sotto l’Obamacare hanno diritto a ricevere sussidi per abbassare il premio (principalmente sotto forma di crediti d’imposta) anche se non hanno comprato la polizza presso gli “exchange” creati a livello dei singoli stati. Sembrano cavilli, ma non lo sono. La riforma sanitaria di Obama ha creato un sistema di compravendita di assicurazioni sussidiate a livello statale, ma non tutti i cinquanta stati americani hanno aderito all’iniziativa, esercitando il loro diritto di non seguire la direttiva diramata a livello centrale. Laddove non sono stati creati gli “exchange” il governo federale è intervenuto direttamente, creando un mercato assicurativo gestito direttamente dal ministero della Salute, cosa che ha creato un conflitto con le fatali parole della legge: “Established by the State”, i mercati devono essere creati dallo stato, nel senso dell’ente locale.

 

Una grandiosa vittoria per l’Amministrazione Obama. Il conflitto particolare ricalca il generale, ancestrale conflitto americano fra stato centrale e autonomie locali, e sotto la guida di John Roberts, capo della Corte, la maggioranza dei giudici ha stabilito che i due livelli di governo sono in questo caso intercambiabili, alla faccia del federalismo. Lo ha fatto riconoscendo la forza degli argomenti degli avversari e perfino criticando il modo frettoloso e ambiguo con cui la legge è stata scritta, ma lo spirito dell’Obamacare è più forte della lettera: “Il Congresso ha passato l’Obamacare per migliorare il mercato delle assicurazioni, non per distruggerlo”, e questo giustifica la forzatura che ha fatto imbestialire il giudice conservatore Antonin Scalia, che ha firmato l’opinione dissenziente. “Le parole non hanno più senso se un ‘exchange’ che non è creato da uno stato è ‘creato da uno stato’”, ha scritto, sottolineando la contraddizione linguistica e concettuale alla base della sentenza: “Una cosa ovviamente assurda, e le 21 pagine di motivazioni non la rendono meno assurda”. Ma, accusa Scalia, i suoi colleghi non si esercitano nell’interpretazione della legge, quanto nella tifoseria politica, dominati come sono da un solo principio : “L’Obamacare deve essere salvato”. Un principio è a tal punto essenziale da rendere intercambiabili il potere federale e quello statale, il livello centrale e quello locale. Questa corte – conclude Scalia – “sta riscrivendo la legge per rendere i crediti d’imposta accessibili ovunque. Dovremmo iniziare a chiamarla ScotusCare”.

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