Quei “nuovi” narcos messicani che prediligono le stragi di poliziotti

Il cartello Jalisco nueva generación, la nuova generazione di Jalisco, è quello che sta crescendo più rapidamente nel paese, grazie a un metodo che si potrebbe definire vecchio stile

12 Aprile 2015 alle 06:04

Quei “nuovi” narcos messicani che prediligono le stragi di poliziotti

Roma. I sicari non hanno neppure aspettato la notte per fare la loro imboscata. Lunedì erano le tre del pomeriggio nello stato di Jalisco, in Messico, quando su una strada sopraelevata che collega il bellissimo centro turistico di Puerto Vallarta con il capoluogo Guadalajara, una serie di grosse automobili si è messa di traverso alla corsia e ha bloccato un convoglio della polizia. Altre automobili hanno bloccato il convoglio da dietro, sono usciti degli uomini armati, hanno iniziato a sparare sui poliziotti da tutte le direzioni. I veicoli della polizia erano blindati, da quando è iniziata la guerra contro il narcotraffico la polizia, in Messico, si muove protetta come un esercito in combattimento, ma questo non è bastato. I sicari avevano fucili d’assalto e lanciagranate, hanno sventrato le macchine e ucciso quindici poliziotti, cinque i feriti, e questo è uno dei più grandi massacri di membri delle forze dell’ordine mai avvenuti in Messico nell’ultimo decennio.

 

Il responsabile del massacro, secondo la polizia, è un gruppo di narcos i cui capi non fanno parte dell’epopea storica del narcotraffico messicano e non hanno canzoni scritte in loro onore. Ma il cartello Jalisco nueva generación, la nuova generazione di Jalisco, è quello che sta crescendo più rapidamente nel paese, grazie a un metodo che si potrebbe definire vecchio stile: mentre i cartelli tradizionali hanno deciso di ritirarsi momentaneamente nel sottobosco criminale, di ridurre le uccisioni spettacolari e di dedicarsi agli affari mettendo in secondo piano il controllo del territorio, in pochi anni i narcos di Jalisco hanno continuato a sfidare in campo aperto governo e polizia con azioni militari, uccisioni di massa, e un controllo serrato del territorio. Se nel 2009, nel pieno della guerra contro il narcotraffico, gli omicidi a Jalisco erano stati 679, nel 2013 e nel 2014, mentre nel resto del paese le statistiche calavano, gli omicidi nello stato sono cresciuti a 1.485 e 1.025, secondo le statistiche ufficiali.

 

I poliziotti uccisi e feriti lunedì facevano parte di Fuerza Única, un corpo speciale creato dal governo di Jalisco per contrastare l’aumento della violenza. Il loro capo, il numero uno del dipartimento per la Sicurezza dello stato, era scampato a un attentato appena una settimana prima, e a marzo altri cinque agenti sono morti in una sparatoria con i narcos. Dal 2013, scrive l’edizione latinoamericana del País, in media nello stato di Jalisco è stato ucciso un funzionario pubblico ogni settimana, e questo ha fatto dell’area uno degli obiettivi della strategia di sicurezza del presidente messicano Enrique Peña Nieto. Gli sforzi del governo stanno portando frutti, sono stati catturati alcuni leader, ma è proprio in seguito all’uccisione di uno di questi che è iniziata la grande rappresaglia contro la polizia che ha provocato la strage di lunedì.

 

Il cartello di Jalisco nueva generación è una delle ultime organizzazioni paramilitari del Messico, è nato nel 2010 dopo la cattura di un potente narcotrafficante della zona, Ignacio Coronel, e con il nome di Mata Zetas (gli Zetas sono un gruppo rivale) ha provocato enormi violenze nella costa est del paese. Nel 2012 il cartello è stato accusato dell’uccisione di cinque giornalisti nella zona di Veracruz, poi è tornato a Jalisco, terra storica di narcotraffico, dove si è trasformato in un esercito. I suoi membri, ha scritto Ioan Grillo, esperto di criminalità messicana, sono paramilitari navigati, tanto che si assemblano da soli i propri fucili d’assalto, usando macchinari di alta precisione. Producono video di propaganda come lo Stato islamico, in cui si definiscono difensori della gente comune, e se l’estetica è ancora simile a quella delle guerriglia latinoamericana, il livello di violenza non ha niente da invidiare anche al più efferato terrorismo islamico. Nemesio Oseguera, il leader del cartello, è uno dei pochi capi a essere scampato all’ondata di arresti che ha coinvolto tutta la vecchia generazione di grandi narcos, e mentre i cartelli storici sono decapitati, i sicari di Jalisco hanno modo di espandersi.

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