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La charm offensive di Varoufakis a Villa D’Este

Il ministro delle Finanze greco va al Workshop Ambrosetti e brinda alle sue promesse elettorali congelate per rassicurare l’Europa - di Paola Peduzzi

13 Marzo 2015 alle 19:46

La charm offensive di Varoufakis a Villa D’Este

Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, con la moglie Danae Stratou a Villa D'Este, Cernobbio (foto LaPresse)

Cernobbio. Ricomincia l’offensiva greca in Europa, il premier Alexis Tsipras va a Bruxelles e il suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, arriva a Cernobbio per il Workshop The Europan House – Ambrosetti a Villa D’Este, come ha detto appena entrato in albergo con la moglie. Ma l’unica cosa che interessa qui è proprio la Grexit. Che si fa, si paga o si esce? Varoufakis si lascia rincorrere e fotografare, sorride ai giornalisti che lo circondano a ogni passo, finalmente decide di fissare una conferenza stampa, per avere un po’ di tregua dalle insistenti richieste, e a vederlo non sembra così arrabbiato con la categoria – forse perché si è già ampiamente sfogato nell’intervista a Paris Match: ha detto che “il giornalista del Corriere della Sera” ha fatto “un lavoro abominevole”. Si riferisce all’intervista pubblicata domenica sulla prima pagina del quotidiano milanese, quella titolata sul referendum sull’euro che ha ghiacciato anche i più speranzosi, già smentita, ma il ministro greco non dev’essere uno che perdona facilmente, e così è tornato sull’accaduto precisando che il titolo riassumeva “il contrario” di quello che aveva proposto, ed era dettato dalla volontà precisa di fare distorsioni. Certo è che l’intervista a Paris Match, dal titolo avventuroso “Prima della battaglia”, passerà alla storia per altri motivi (prendersela con i giornalisti è ormai piuttosto banale): Varoufakis si è fatto fotografare nella sua casa ai piedi dell’Acropoli, un nido d’amore destinato però a essere abbandonato – fra tre settimane la coppia glam della Grecia si trasferisce da un’altra parte – ma intanto vuole ricordare la terrazza, i pranzi fatti insieme, i libri letti (nella fattispecie quello scritto da se stesso, “Rational Conflict”), il pianoforte, soprattutto l’amore, celebrato nello scatto in cui il ministro prende in braccio la moglie, Danae Stratou (a Cernobbio sorridente come lui). “Per uno che sta gestendo ‘una crisi umanitaria’, Yanis Varoufakis sembra parecchio rilassato nelle foto di Paris Match”, ha tuittato Ferdinando Giugliano del Financial Times, e la rete si è divisa tra chi difende Varoufakis e chi dice che il ministro farebbe meglio a licenziare il consigliere che gli ha suggerito di prestarsi a questo gioco (anche a Cernobbio si è ripetuto questo dibattito: “Che cosa c’è di male nel farsi fotografare con la moglie, non si può?”; “Ma il marxista con terrazza fighetta sull’Acropoli?”; soprattutto il commento falsamente solidale: “Che effetto farà ai poveri greci?”). Alcuni hanno fatto i conti in tasca al ministro, dicendo che il vino con cui brindano nelle foto costerà al massimo 10 euro, e anche il tavolo su cui mangiano varrà 30 euro, insomma lo spirito non sarà sobrio, nemmeno il vestito della signora, ma lo status del ministro duro e puro si può più o meno salvare.

 

Glam a parte, i toni sulla Grexit non sono tranquilli. Il New York Times ha pubblicato un bell’articolo che racconta come è cambiato il linguaggio in queste settimane di trattativa, “il garbo si è disintegrato e ormai si parla in termini assolutamente personali”. Le parole neutre della finanza hanno lasciato spazio a tutt’altro, ci sono liti a distanza, liti sui giornali, “il linguaggio sulla crisi greca riguarda l’umiliazione, l’orgoglio nazionale, il moral hazard e l’ipocrisia”. A Cernobbio gli animi sono divisi, c’è chi come Federico Ghizzoni, ceo di Unicredit, dice in conferenza stampa che si farà di tutto per evitare una Grexit, ma se dovesse poi realizzarsi ci sarebbe volatilità per un breve lasso di tempo, non un disastro insomma. Al contrario Nouriel Roubini, apocalittico come è sua consuetudine, dice a Bloomberg che gli effetti di una Grexit sarebbero devastanti per tutti, non soltanto per l’Europa. Richard Koo, capo economista del Nomura Research Institute, spiega al Foglio che aspettarsi che la Grecia ora paghi i suoi debiti “è irrealistico”. “E’ stato applicato un modello alla Grecia – continua l’economista – deciso a Bruxelles e dalla Bce, che non si è rivelato corretto, queste istituzioni sono responsabili quanto il popolo greco del fatto che l’economia non sta andando bene”. Koo non teme nemmeno che un eventuale accordo sia letto dagli altri paesi dell’Eurozona come un invito a rischiare, tanto tutto sarà perdonato, perché le regole che l’Ue vuole imporre sono errate: “I trattati esistenti sono difettosi, il parametro del 3 per cento è un errore che impedisce di gestire questa crisi”, e nemmeno il quantitative easing ci salverà, perché “ogni volta che lo applichi in un paese, altri paesi ne soffrono. Lo hanno utilizzato americani e inglesi e la loro valuta si è svalutata, mentre il Giappone si ritrovava con uno yen fortissimo. Poi l’ha applicato il Giappone e ne hanno sofferto le altre valute” ed è quello che sta accadendo adesso con un euro in caduta libera e il dollaro tanto forte che gli economisti si sentono costretti a rivedere le loro previsioni. “E’ un gioco a somma zero”.

 

[**Video_box_2**]Ma qui l’esperto dei giochi (della teoria, in realtà) è Varoufakis. E la charme offensive cominciata con un bicchiere di vino su Paris Match continua nella conferenza stampa al Workshop, quando lui dice che l’obiettivo di tutta l’Europa è la “stabilizzazione della Grecia” e che non si litiga, perché la famiglia europea non è divisibile, non si dividerà, “io ragiono come un ministro europeo, e l’unione monetaria funziona se non ragiono sul ‘mio’ interesse e sul ‘loro’ interesse”. Varoufakis si spinge oltre quando spiega che il suo programma è stato pensato per una legislatura di quattro anni, se le promesse dovranno essere “sospese temporaneamente o rimandate, lo faremo, per costruire fiducia con i nostri partner”. E’ il massimo che si potesse chiedere, insomma, in questa fase di stallo, assieme alla rassicurazione sul fatto che un accordo ci sarà entro il 21 aprile. Eppure c’è dell’altro: “La Germania ha pagato troppo per i bailout”, dice Varoufakis, e la frase pare enorme, sembra detta da un Wolfgang Schaeuble o dalla maggior parte dei cittadini tedeschi. Ma ora che c’è maggiore consapevolezza, dice lui, si può scrivere un nuovo contratto europeo: “Non si tratta di violare le regole, ma di far evolvere le regole in modo multilaterale”. Cioè l’obiettivo è sistemare quel che non va, adattandosi a una nuova realtà – “Potevamo immaginare nel 2003 o nel 1998 che sarebbe stato istituito un European Stability Mechanism?” – in cui si disegna una nuova prospettiva europea. In questa visione ci sono alcuni punti chiari: la Banca centrale europea deve continuare a fare “whatever it takes”, mantenendo la sua indipendenza, come faceva anche con il governo precedente, e all’Europa non ci sono alternative, come ha risposto a un giornalista russo che ha iniziato la sua domanda con tono suadente: “Non voglio parlare dei problemi ma delle opportunità della Grecia. Fiducia e consenso nell’Unione europea sono importanti per tutti i paesi in crisi, anche per l’Italia, certo, “pure se l’economia italiana è seria, non come la nostra”. L’ultima carezza del ministro che sa fare il tenero.

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