l'intervista

Giavazzi spiega Fabio Panetta. Le caratteristiche del neo governatore di Banca d'Italia e i passi con Meloni

Giuseppe De Filippi

 Dalla conoscenza della Bce alla sfida di ringiovanire Bankitalia e aiutare la vera crescita. I tre punti di forza del successore di Ignazio Visco

“Questa mattina ho scritto a Ignazio Visco ringraziandolo per i 12 anni durante i quali ha condotto la Banca d’Italia con determinazione ed eleganza. Il paese gliene deve essere grato”. La conversazione di Francesco Giavazzi con il Foglio parte da qui, ma poi vira sulle responsabilità e le opportunità che si presentano al nuovo governatore, Fabio Panetta. “Ha alcuni punti di forza. Per prima cosa l’esperienza di quattro anni nel Consiglio direttivo della Bce che gli permette ora di ritornarvi, da governatore, conoscendo perfettamente i meccanismi interni, quali sono le informazioni rilevanti e come assicurarsi riceverle. Un secondo punto di forza viene dall’enfasi che Panetta ha posto, anche in discorsi recenti, sul coordinamento tra politica fiscale e politica monetaria”. 


E questo “è un modo di vedere le politica monetaria non ovvio e molto importante, perché supera l’idea che le banche centrali vivano sulla luna, limitandosi a guardare il tasso di inflazione. Non avere un pregiudizio negativo sul coordinamento tra politica di bilancio e gli obiettivi di politica monetaria o, almeno, la capacità di tener conto sia degli uni sia degli altri, è, secondo me, un’altra delle caratteristiche più positive della visione di Panetta. Infine, aspetto che a mio parere potrebbe rivelarsi il più importante, siamo arrivati al momento in cui è diventato cruciale avviare un rinnovamento della Banca d’Italia”.

 

Dei tre punti di forza di cui parla Giavazzi uno è organizzativo, l’altro politico, e il terzo, però, è programmatico ed è quello da approfondire. Da dove comincerebbe il rinnovamento? “Intanto dall’accettazione del fatto che Banca d’Italia è un grande patrimonio di questo paese, che può essere migliorato purché non se ne intacchi la storia, di indipendenza e di eccellenza. Il miglioramento deve riguardare la velocità del rinnovamento interno, la rapidità delle carriere dei giovani, condizione per poterne continuare ad attrarre di eccellenti. Lo scorso fine settimana ho partecipato a una conferenza a Ginevra: accanto a me avevo tre vicegovernatrici tutte giovani: delle banche centrali di Francia, Danimarca e Svizzera. Panetta deve anche porsi l’obiettivo di aprire maggiormente la banca a contributi esterni, superando quella chiusura che spesso la ha caratterizzata. Nella Bank of England o anche alla Fed arrivano con grande frequenza persone dall’esterno. Superare lo spirito di corpo che ha sempre un po’ caratterizzato Bankitalia non sarà facile, anche perché le qualità che prima ho citato, indipendenza ed eccellenza, sono anche il risultato di quello spirito di corpo. Spero che Panetta ci sorprenda”.

Da bravo economista, e supportato da un ufficio studi che resta il migliore tra le banche centrali europee, e con la sua esperienza, Panetta potrà diventare la figura di riferimento nel board di Francoforte, dove il presidente ha una formazione giuridica e il vicepresidente politica. “Sarebbe invece un errore – ma sono certo non lo commetterà – se perdesse tempo ad occuparsi delle piccole realtà bancarie italiane che restano nel raggio dei controlli e della vigilanza della Banca d’Italia”. Il ruolo di predicatore sulla politica economica o di consigliere, discreto, del governo, si rinnova o perfino si rafforza con un governo che (lo abbiamo sentito ieri da Giorgetti e si vede con chiarezza specialmente nella parte previdenziale della manovra) sta cercando di fare i compiti per imparare bene il rigore di bilancio? “Ripeto, già mantenere un ruolo centrale dell’Italia a Francoforte non è scontato e sarebbe importantissimo. Per quanto riguarda il rigore io continuo a pensare che la questione importante, quella cui guardano i mercati, sia la crescita e non tanto il debito. Dovremo fare ogni sforzo per riportarci nella condizioni da manuale di economia, che vuole un tasso di interesse inferiore al tasso di crescita. A quel punto, per carità, sempre meglio non avere troppo debito, ma pur avendone tanto, il debito non è più il problema cruciale. Ciò che conta, nel rapporto tra debito e crescita, è che il denominatore, cioè che la crescita abbia un passo un po’ più spedito del numeratore”.

 

Quindi il dato brutto dell’Istat di ieri è lo zero della crescita del terzo trimestre? “Esatto, se lei chiama un investitore di New York e gli chiede cosa pensa dell’Italia le risponderà che ciò che piu’ teme è il ritorno alla crescita da zero virgola”. Però sembra che imparare la lezione del rigore sia semplice, mentre sulla crescita non si sentono idee innovative né si percepisce un forte impegno. “Lo so dove volete arrivare e so anche che balneari e tassisti contano pochissimo, ma è il segnale che conta e se un governo perde con i balneari poi cosa volete che vada a dire ai grandi gruppi dell’energia per portare un po’ di concorrenza. Il governo Draghi in questo ha fallito perché aveva un Parlamento tutto contro. Ho passato le notti in commissione, tentando anche alleanze e qualche scambio politico, ma senza successo”. Magari qualche contatto, qualche conversazione con Palazzo Chigi, il nuovo governatore della Banca d’Italia potrà avviarlo, per tentare di dare qualche idea nuova a favore del denominatore. “Andrebbe ripensato anche il concetto di debito buono e servono scelte concrete sul fisco, sulle rendite. All’estero non capiscono perché non aggiorniamo e non completiamo il catasto: anzi lo capiscono benissimo. Con Draghi forse questa consulenza non serviva, ma con Meloni potrebbe essere utile. Il capitale umano è importante anche a Palazzo Chigi. Meloni non ha ancora un consigliere economico. Forse ha bisogno di qualche aiuto esterno, ma da parte di persone che abbiano capacità di dire qualche no”.

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