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Editoriali

La ricetta di Tavares per rilanciare Stellantis

Redazione

Tecnologia, aiuti dagli stati e taglio dei costi per fare felici gli azionisti: ecco il piano dell'amministratore delegato del gruppo italo-francese

"Non vedo perché dovrei creare progetti in perdita”, ha detto una ventina di giorni fa il numero uno di Stellantis, Carlos Tavares. Rispondeva al ministro dell’Industria Bruno Le Maire che, forte di una quota nel capitale dell’azienda e degli incentivi sulle auto verdi, chiedeva di concentrare in Francia gli investimenti per una Peugeot elettrica. Mica ad Adolfo Urso, ministro delle Imprese che pure ha più volte accarezzato la prospettiva di un ingresso dello stato nel gruppo per rafforzare la presenza italiana. Ipotesi respinta con una certa supponenza da John Elkann.

A parte questo, le trattative romane vanno più che bene verso un obiettivo ambizioso: salire a un milione di vetture all’anno, più del doppio dell’attuale produzione. Ma anche la soglia minima per giustificare l’esistenza di un’industria italiana delle quattro ruote, componentistica e indotto compresi. E’ uno scenario credibile? Sì, secondo Tavares, purché si faccia a modo suo. Servono agevolazioni pubbliche per rendere conveniente la produzione, che il gruppo sta ottenendo in Francia e Canada. Ma non di soli soldi si parla. Se volete che produca più auto, è il messaggio, dovete mettermi in condizione di venderle. Questo vuol dire che a fronte delle regole Ue che rendono le piccole e medie vetture troppo care, è necessario che l’indotto che lavora con Stellantis riduca i margini.

La compressione dei costi, del resto, è una delle chiavi dei risultati del semestre in cui Stellantis ha saputo registrare margini sull’ebit adjusted del 14,4 per cento, “meglio di Tesla e Gm”, come ha voluto sottolineare Tavares. Per la soddisfazione dei soci di Exor, balzata ieri ai massimi alla Borsa di Amsterdam nell’attesa dei ricchi dividendi anticipati dai conti del semestre grazie a un mix di efficienza, tecnologia digitale e abilità strategica: sfruttare il peso specifico degli stati senza subirne i condizionamenti, come è lecito nella stagione degli incentivi e dei sussidi.

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