Foto Ansa 

Editoriali

Arriva la terza rata. Sul Pnrr meglio fare che dire

Redazione

Sbloccato il bonifico da parte della Commissione europea: nelle casse del Tesoro arrivano 18,5 dei 19 miliardi previsti. Quando Meloni confuta se stessa ottiene i risultati

E dunque, alla fine, la terza rata del Pnrr è arrivata: la Commissione europea ha riconosciuto il raggiungimento di 54 dei 55 obiettivi fissati per dicembre 2022, e ha sbloccato il bonifico: 18,5 dei 19 miliardi previsti sono arrivati oggi nelle casse del Tesoro. Con ritardo, certo: il pagamento era previsto per marzo, inizialmente. “Questione di ore”, garantì Giancarlo Giorgetti il 30 aprile. Ci sono voluti ancora tre mesi. E sì, è stato necessario concordare il rinvio di uno dei target previsti, quello degli studentati, accettando così la decurtazione di 516 milioni, che se tutto andrà come deve verranno poi recuperati al prossimo giro. Sul quale, pure lì, si sta in affanno: la scadenza semestrale era prevista a giugno, si andrà invece ancora per le lunghe. E tuttavia, il risultato non era affatto scontato, tanto più che è stato conseguito a seguito di una transizione politica complicata: le elezioni, un nuovo governo, il passaggio di consegne. Il tutto, col più complesso e poderoso dei Piani di riforme a livello europeo. E se fermarsi a gioire non si può – bisogna già concordare le modifiche ai target di giugno, e poi accelerare sulla realizzazione di quel pacchetto di 28 target da cui dipendono 16,5 miliardi; e poi c’è la revisione del Pnrr da definire con Bruxelles, e il RePower da avviare – forse si può però soffermarsi a riflettere a quanto inutile clamore, da parte di esponenti della maggioranza, si è concesso a polemiche sterili. Quelle di chi, nella Lega e non solo, predicava la necessità di rinunciare a una parte dei fondi del Recovery; quelle di chi, da ruoli di governo, denunciava l’eccessiva pignoleria con cui i funzionari di Bruxelles vigilavano sull’attuazione del Pnrr italiano. Facendo insomma il contrario di quel che ha detto di voler fare, il governo Meloni ha, sia pur con qualche apprensione, ottenuto un risultato notevole. Magari i prossimi mesi sarebbe il caso di spenderli nel “mettersi alla stanga” (Mattarella dixit) per realizzare il Piano, e non nel blaterare su come metterlo in discussione. Ma intanto, almeno per qualche ora, nunc est bibendum!

Di più su questi argomenti: