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editoriali

Perché il posto fisso non basta più

Redazione

Secondo un'inchiesta del Politecnico di Milano, il 45 per cento degli intervistati ha cambiato lavoro di recente o progetta di farlo entro un anno e mezzo. Spunti per le aziende italiane

Il mercato del lavoro presenta due fenomeni critici, la difficoltà a trovare personale soprattutto per le imprese del turismo e l’abbandono del posto di lavoro da parte di una quota crescente di occupati stabili. Secondo un’indagine di un istituto del Politecnico milanese, la percentuale di turn over l’anno scorso è aumentata per i tre quarti delle imprese esaminate. Tra chi ha abbandonato il lavoro l’anno scorso, il 40 per cento non aveva un’altra offerta quando ha presentato le dimissioni. Questo però significa che il 60 per cento l’aveva e che c’è un miglioramento nella mobilità, che è sempre un indice di vitalità. Secondo l’inchiesta, il 45 per cento degli occupati dichiara di aver cambiato o di aver intenzione di cambiare posto di lavoro entro un anno e mezzo: questo deriva dall’insoddisfazione per le condizioni attuali, ma pone alle imprese un problema di motivazione del personale, oltre che di adeguamento alle nuove tecnologie, problema che è stato sottovalutato a lungo.

 

Le imprese ora devono fare i conti con la scarsa capacità di attirare candidati, problema che riguarda al nord anche le amministrazioni pubbliche. Ciò significa che non basta l’offerta del “posto fisso” a far dimenticare i problemi di livello retributivo e di coinvolgimento. Le aziende italiane quando si rendono conto di avere un problema di solito trovano soluzioni, ma spesso ritardano troppo a rendersi conto della situazione. Per questo, paradossalmente ma non tanto, si può ritenere che l’emergere di questi fattori critici può essere l’occasione di una svolta rinnovatrice. La formazione, soprattutto digitale, la possibilità di carriera, la flessibilità dell’orario di lavoro, oltre al livello retributivo, sono i colli di bottiglia da superare e per farlo non bastano le soluzioni contrattuali. La great resignation, le grandi dimissioni, allarga le maglie del ricambio in un mercato del lavoro troppo ingessato, è un problema ma anche un’occasione di rinnovamento, che non bisogna perdere. E’ dalla capacità delle aziende di affrontare questo problema che dipende il loro futuro.

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