Il turismo resiste all'estate del Covid. Meglio prepararsi per l'autunno

Valeria Manieri

Bonus e paura di andare all'estero sostengono le mete turistiche estive del paese. Ma cosa succede alle città d'arte? La mappa delle vacanze in Italia 

Sembra che l'Italia non si stia lasciando abbattere del tutto dal Covid e che il comparto turistico, nonostante enormi difficoltà, stia reagendo meglio che in altri paesi. Il che ovviamente non significa che questa sia una estate facile, felice o che la crisi non stia mordendo duramente, come dimostrano le polemiche tra enti e associazioni di categoria con letture dei trend turistici quasi contrapposte. 

  

A una attenta analisi di tutti i dati possibili a disposizione, esistono luci, anche interessanti, ed esistono preoccupantissime ombre, soprattutto in assenza di valide alternative economiche. Il settore turistico sta subendo enormi cambiamenti e ricollocamenti territoriali. Un male per alcuni, un bene per altri. Una tragedia per le città d'arte i cui centri tra uffici vuoti e turisti stranieri al lumicino sono come la ghost town di Mick Jagger, con attività commerciali che stanno traslocando più in periferia o chiudendo; una manna dal cielo per alcune località balneari, per la costa e per l'entroterra del sud Italia, tanto per fare un esempio. 

   

Insomma, questa storia del turismo, non è solo una questione di numeri, che pure contano, ma di capacità di lettura di quel che accade, magari compiendo i necessari aggiustamenti che caratterizzeranno i prossimi mesi o forse i prossimi anni, visto che del tunnel Covid ancora non si vede la fine. 

   

L'ultimo monitoraggio Enit (agenzia nazionale per il turismo) ci dice per esempio che l'Italia del mare e della montagna va bene. La settimana calda di Ferragosto risulta quasi tutta sold out. E l'Italia pare cavarsela meglio della Spagna, gemella diversa e alternativa turistica gettonata. Alcune fonti ottime per un monitoraggio preciso sono i portali on line, che ormai intermediano la maggioranza dell'incontro domanda-offerta. Secondo quanto riportato da Booking.com sono state già “vendute” il 79 per cento delle disponibilità di offerte online (in Spagna il 72 per cento). Il mare la fa da padrone. Già prenotati l'80 per cento degli alloggi e stanze a Rimini, l’81 per cento a Ravello, il 94 per cento nel Cilento e, in testa alla classifica, il Salento. Il Salento è quasi completamente pieno, con un 98 per cento di prenotazioni, una cifra che segna un anno importante. Che sia stato Dior o la Ferragni, poco importa, il flusso è stato sopra alle aspettative.

   

Per quanto riguarda le montagne italiane (Alpi in testa), queste sono "piene" all'84 per cento, fanno meglio quelle francesi, "prenotate" all'87 per cento. Alla data del 30 luglio, l’analisi delle prenotazioni aeroportuali da agosto a ottobre, in un confronto con i competitor diretti Spagna e Francia, indicano ancora un calo delle prenotazioni sia in Italia sia negli altri paesi analizzati, nonostante l’Italia nei mesi estivi abbia recuperato un piccolo spazio di mercato. Per dare qualche cifra anche su questo aspetto, da agosto e a ottobre sono 191 mila 533 prenotazioni di passeggeri aeroportuali internazionali per l’Italia, appena sotto la Spagna (circa 204 mila) e sopra la Francia (150 mila).

    

In aggiunta a questi numeri vanno poi tenuti in considerazione anche i dati del ministero dei Beni culturali e del Turismo, che ci aggiornano sul tanto discusso Bonus Vacanze. Come svelato nei giorni scorsi dal ministro Dario Franceschini, le richieste di bonus tramite la app IO del ministero sono un milione. Sono 140 mila le famiglie che hanno già speso effettivamente il buono, per un valore economico pari a 450 milioni di euro e una ricaduta economica di 60 milioni di euro. Diecimila le strutture che hanno accolto e beneficiato del contributo, concentrate soprattutto in Emilia Romagna, in Puglia e in Toscana, regioni che hanno assorbito più di un terzo della fetta disponibile. Tuttavia è bene precisare che le strutture alberghiere, a differenza delle case vacanze che vanno a gonfie vele specie nel Mezzogiorno, sono davvero sull'orlo del baratro nelle città d'arte. Il presidente di Federalberghi, alcuni giorni fa ha ricordato come per esempio Firenze abbia contato solo il 40 per cento di hotel aperti, che sono pieni solo per il 20 per cento. Percentuali drammatiche. E' evidente che in tutte le grandi città questo dato tenderà ad aggravarsi in vista della fine dell'estate e verso l'autunno, quando si tirerà una vera prima linea per questo annus horribilis. E allora, più che litigare su cifre, tendenze, visioni ottimistiche o meno, forse occorre che le grandi città d'arte si facciano anche qualche domanda, dopo anni a completa trazione turistica. Se non sono in grado di reggere il colpo senza un turismo corposo, al di là della cassa integrazione, i bonus vacanze, gli aiuti alle imprese, non vale la pena considerare un futuro un po' diverso, con altri asset di sviluppo? C'è bisogno, e in fretta, di una riflessione a tutto tondo su come immaginare uno sviluppo sostenibile e intelligente sulle coste e nel sud Italia e su come garantire una adeguata vita economica, forse diversa, ai centri delle nostre città.

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