Alberto Alesina in uno scatto del 2003 (foto LaPresse)

Alberto Alesina, il mentore che mi ha reso più forte col potere del dubbio

Carlotta de Franceschi*

E' stato uno stimolo continuo nella ricerca del senso della nostra missione: cambiare le cose dall’interno, con uno spirito liberale e restando fedeli ai nostri principi di “valore, indipendenza, dialogo ed impatto”

Molti illustri economisti stanno pubblicando articoli sull’incredibile eredità di Alberto Alesina come amico, economista, accademico e opinion maker, io invece vorrei raccontarvi del mentore e dello stimolo che ha rappresentato nel contesto di Action Institute, nel nostro tentativo di avere un impatto sulla definizione delle politiche pubbliche in Italia. 

 

 

 

Ho conosciuto Alberto Alesina durante lo start-up del think tank, in un momento delicato in cui tutti i “variegati pezzi”, creati con l’estenuante sforzo di mesi di lavoro, dovevano essere messi insieme con una sincronia ed armonia perfette che si potrebbero richiedere solo ad un’opera per orchestra. La tempistica era essenziale per determinare il successo o il fallimento dell’iniziativa. L’ho letteralmente fermato fuori della Bocconi, senza una presentazione e, a dire il vero, senza aver nemmeno preparato un discorso strutturato, come sarebbe da me. Gli ho presentato non solo l’idea, quanto piuttosto l’ideale che c’era dietro. Alberto mi ha gentilmente ascoltata e l’ha respinta, brutalmente, con una precisione chirurgica.

 

All’epoca ero un’ex banker che si stava cimentando nello start-up di un nuovo modello di think tank. Non avevo credenziali nelle politiche pubbliche, o nel mondo del no profit, o come imprenditrice o come opinion maker. Anzi non avevo nemmeno un’esperienza sufficiente di come funzionassero veramente le cose in Italia. L’unica cosa che mi mandava avanti era una grande passione e possibilmente un po’ di sana ingenuità. Quell’incontro fugace mi aveva lasciato diversi lividi, al tempo stesso mi stava anche costringendo a sforzarmi maggiormente su come avremmo davvero potuto essere diversi ed avere un impatto su dinamiche così complesse come quelle che pervadono la politica del nostro paese: gli scrissi per una seconda possibilità.

 

E cosí ci sedemmo al Taxi Blue, un bar che ha ospitato intere generazioni di bocconiani – un peso piuma sui trent’anni, ex allieva dell’Harvard Business School, ed il peso massimo responsabile del Dipartimento di Economia dell’Harvard University. La discussione andò avanti sull’ opportunità o meno che ci fosse alcuna possibilità di essere un agente di cambiamento in Italia. Era impossibile provare qualcosa in quella fase e considerando il fatto che il think tank non aveva ancora nemmeno un nome, davvero non so come abbia fatto Alberto, al termine del suo cappuccino, a convincersi di accettare ed unirsi al nostro Comitato Scientifico.

 

Da allora Alberto Alesina è stato uno stimolo continuo nella nostra organizzazione, quello che gli economisti chiamano “challenge”, ma non solo sulle singole politiche pubbliche, come uno si aspetterebbe, quanto piuttosto sul senso intrinseco della nostra missione, specialmente dato il suo scetticismo sulla realtà italiana. La sua “challenge” ha forzato me – e sicuramente tutti in Action Institute – ad essere migliore, più profonda e più focalizzata. Credo fermamente che le piccole azioni e l’avanzare con resilienza, passo dopo passo, possano portare le persone lontano: probabilmente nulla nell’esperienza di Action Institute ha avuto più valore del nostro allenatore all’angolo che ci aspettava, noi stremati e pesti, per mettere appassionatamente in dubbio le dannate ragioni che ci avevano convinto a salire proprio su quel ring.

 

Nello sforzo continuo di provargli che aveva torto, ossia che potevamo cambiare le cose dall’interno, con uno spirito liberale ed al tempo stesso restare fedeli ai nostri principi di “valore, indipendenza, dialogo ed impatto”, Action Institute ha raggiunto importanti risultati. Dobbiamo ringraziare Alberto che ci ha sempre fissato degli obiettivi ambiziosi e che, una volta raggiunti, ha continuato a rilanciarne di nuovi. Come un sussurro costante, pieno di saggezza incomparabile, mi ha continuato a ricordare che non stavamo partecipando ad uno sprint ma ad una maratona.

 

E’ forse per questo che da domenica ho un terribile senso di vuoto. Mi manca il mentore, l’allenatore che insidia il dubbio, che mi sprona a fare meglio e la mente curiosa a cui rivolgermi. Per l’opinione pubblica Alberto era il Nathaniel Ropes Professor di politica economica ad Harvard, dove ha guidato il Dipartimento di Economia, l’Editor del Quarterly Journal of Economics, il responsabile del programma di economia politica al prestigioso National Bureau of Economics, un candidato al Premio Nobel, ma per me era la persona che, quando perdo la speranza nel mio Paese e nella Sua classe dirigente, mi motiva a tornare sul ring e lottare con ogni goccia di sangue nel corpo contro qualcosa mille volte più grande di me. Con la gola strozzata ed il cuore greve – grazie di tutto, Alberto. 

 

*Presidente di Action Institute