Air Italy è diventata uno strumento di marketing politico del Qatar

Alberto Brambilla

La promessa di Qatar Airways era di rilanciare l’azienda italiana con cinquanta nuovi aerei, 10 milioni di passeggeri entro il 2022 e l’apertura di nuove rotte. Non sta andando così

Roma. Per la prima volta la gestione della compagnia sarda Air Italy (ex Meridiana) da parte del colosso Qatar Airways è contestata dai sindacati dei piloti che hanno proclamato lo sciopero dei voli il 25 novembre per 24 ore.

 

Qatar Airways, vettore di bandiera dell’emirato, è entrata in Air Italy nel settembre 2018 con una partecipazione del 49 per cento (è impedito a vettori extraeuropei di avere la maggioranza e il controllo di concorrenti continentali) come socio della storica Alisarda del principe Karim Aga Khan, azionista di maggioranza. Il governo Renzi nel 2017 aveva lavorato per attrarre gli investimenti del ricco stato petrolifero dell’emiro Tamim bin Hamad al Thani. La promessa di Qatar Airways era di rilanciare l’azienda italiana con cinquanta nuovi aerei, 10 milioni di passeggeri entro il 2022 e l’apertura di nuove rotte conservando l’ambizione di farla tornare profittevole dopo anni di perdite. La promessa sta svanendo.

 

Il 2018, primo anno di Air Italy, si è chiuso con una perdita di 160 milioni di euro su 280 milioni di fatturato. Il 2019 probabilmente sfonderà il record negativo di Giuseppe Gentile del 2012, superando i 200 milioni di perdite. La decisione di scioperare a fine mese è presa in “dissenso” con le “attuali politiche manageriali dell’azienda incomprensibili, inefficaci e cronicamente arenate”, dice una nota dell’Associazione piloti, rappresentativa della metà dei piloti (100 su 203), che si è unita alla protesta inseme alle sigle confederali. Da marzo, dopo il fermo in tutto il mondo di 3 Boeing 737 Max, alcune rotte di corto-medio raggio, sull’Italia e l’Africa, sono appaltate a compagnie bulgare, Air Bulgaria e Tayaranjet, che operano con loro personale a scapito di quello italiano per il quale le ore di volo sono tagliate. La flotta è molto ridotta rispetto alle ambizioni dell’azionista qatarino. Così Qatar Airways ha affittato a Air Italy cinque aerei di lungo raggio (Airbus 330), un’ottima opportunità per utilizzare la parte della propria flotta troppo vecchia passando direttamente per un vettore con licenza europea.

“I costi sono fuori controllo, si vendono pochi biglietti e male, il vettore è tornato a rivolgersi al mercato charter in passato coperto dalla vecchia Meridiana e gli azionisti immettono continuamente liquidità vitale – dice una fonte al corrente della situazione – Air Italy non è la protagonista di un nuovo avvincente sviluppo. E’ solo uno strumento nelle mani del Qatar”.

Le decisioni strategiche su flotta e tratte vengono prese direttamente dalla compagnia emiratina, che è azionista di minoranza di Air Italy, con alcuni errori di valutazione. A dicembre dell’anno scorso Air Italy ha aperto due rotte per l’India (Milano-New Delhi e Milano-Mumbai), chiuse pochi mesi dopo, mentre il Qatar stava trattando per tentare di acquisire Air India, senza infine riuscirci. La scorsa primavera Rossen Dimitrov, il direttore operativo che guida la compagnia, già responsabile della customer experience di origini bulgare, ha aperto delle rotte verso gli Stati Uniti (Los Angeles e San Francisco oltre New York e Miami) nonostante la piccola compagnia italiana non sia collegata a network internazionali. “La rete di vendita negli Stati Uniti è molto debole, tutte le compagnie si appoggiano a partner stranieri – dice Andrea Giuricin, analista del settore aereo dell’Università Milano Bicocca – Per Air Italy attaccare il mercato americano senza averne la possibilità corrisponde a una missione kamikaze”. Pungolare o attaccare i competitor globali di Qatar Airways sembra insomma più importante di rilanciare la compagnia sarda.

 

E’ interessante notare che Air Italy è stata definita la compagnia più gay friendly d’Italia per avere inaugurato voli appositi per i gay pride nel mondo, come quello di Toronto, e avere sfilato come sponsor nei cortei. Sembra un paradossale tentativo di marketing per fare sembrare vicino alla comunità Lgbt uno stato come il Qatar nel quale avere rapporti omosessuali può essere punito anche con la condanna a morte.

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  • Alberto Brambilla
  • Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.