La vetrina del negozio di Eleuteri a Via Condotti a Roma (Foto LaPresse)

Il gioielliere del Cav. tifa Salvini ma spiega perché sull'economia non c'è nulla da festeggiare

Annalisa Chirico

"Un tempo gli italiani della classe venivano da me per acquistare, oggi per vendere". Parla Carlo Eleuteri, il "gioielliere nero"

Roma. Carlo Eleuteri è il “gioielliere nero” che non si è mai regalato un gioiello ma che sul monile pregiato ha costruito un marchio di successo con cui ha rifornito per anni la Roma papalina e la Roma più legata alla politica (è stato a lungo il gioielliere preferito dal Cav). Eleuteri è un uomo che conosce il business e da uomo di business accetta di ragionare con noi sull’Italia sovranista. “Se mi sento a mio agio oggi? Il gusto per il bello è intramontabile ma lo schema è cambiato. Oggigiorno il novantacinque per cento della clientela è straniera, arabi in primis. Del resto, la donna italiana ha qualche remora a sfoggiare la pietra preziosa: il neo pauperismo impone di non esibire la ricchezza. È cambiato anche altro però: un tempo gli italiani della classe medio-alta venivano da me per acquistare, oggi per vendere. È l’effetto della crisi: al di là dei proclami dei politici, l’economia stenta a ripartire”.

 

  

I numeri certificano un anemico 0,2 di crescita, qualcuno ha il coraggio di esultare. “Abbiamo smesso di pensare in grande. Chi produce ricchezza non è lo stato ma le imprese, e se le imprese non vengono messe nelle condizioni di investire il sistema s’impoverisce. Con il fisco e la burocrazia che abbiamo aprire un’attività è un atto eroico. Le faccio un esempio: dallo scorso anno una legge dello stato, inizialmente concepita per regolare il mercato dei compro oro, ha esteso alle gioiellerie l’obbligo di iscrizione all’Organismo agenti e mediatori; l’adempimento costa quasi cinquecento euro l’anno ma, al di là della spesa, non se ne capisce l’utilità: noi compriamo e vendiamo gioielli d’epoca, non li fondiamo mica. Persino Bulgari si è dovuta adeguare. A Madison Avenue mio figlio Wagner ha aperto il negozio nel giro di 24 ore, e sa quanto paghiamo di Iva oltreoceano? L’otto percento”. Lei è figlio di un antiquario, quattro generazioni di commercianti: come si diventa gioiellieri? “Mio padre morì che avevo diciassette anni, m’iscrissi alla Sapienza, facoltà di Lettere, ma dovetti subito rimboccarmi le maniche. D’estate aprii un negozietto a Maratea, un giorno entrò una signora vestita di nero e mi chiese se compravo oro vecchio. Le dissi di sì, esposi in vetrina l’oggetto alquanto grezzo e nel giro di due giorni riuscii a rivenderlo. Ecco allora che mi venne l’illuminazione: se punto sul primo motore immobile dell’economia mondiale, posso sbancare”. Il primo motore... cosa? “Le donne, la loro voglia di apparire belle e desiderabili. Un gioiello dona luce e grazia anche alla persona meno avvenente”.

 

Cosa è cambiato oggi nel mercato dei gioielli? “È cambiato che oggi rispetto al passato c’è una platea crescente di clienti uomini. Un maschio più effeminato ha superato il tabù dei monili che un tempo appannaggio esclusivo del pubblico femminile. Per certi versi, è un ritorno all’antico: in principio, erano gli uomini a indossare catene e orecchini, sulla falsariga dei maharajah indiani. Il compianto Karl Lagerfeld esibiva sul bavero della giacca spille incastonate con file di diamanti. Nella transizione dalla società aristocratica a quella borghese, la donna ingioiellata è diventata lo status symbol del potere dell’uomo, oggi invece il monile è un vezzo estetico sia per lui che per lei”. Lei è stato per anni il gioielliere di fiducia di Berlusconi. “Lo sono ancora anche se gli acquisti si sono rarefatti. Pochi mesi fa, il Cavaliere ha scelto dei monili per le figlie del presidente russo Putin. A lui mi lega un rapporto di stima e cordialità”.

 

L’incontro istruttivo

 

Un’amicizia che, sul finire degli anni Novanta, le costò un interrogatorio di fronte alla pm Ilda Boccassini per le dichiarazioni di Stefania Ariosto nel processo che condusse alle condanne di Previti e Squillace. “Accompagnai Cesare dal gioielliere Carlo Eleuteri dal quale si era recato per fare un regalo ad un giudice”, fece mettere a verbale la teste Omega. “Fui tirato in ballo da questa signora e il magistrato mi convocò come persona informata sui fatti. Ovviamente aggiunsi ben poco giacché il mio mestiere è vendere gioielli, non indago sull’identità dei destinatari. L’incontro con la Boccassini fu tuttavia istruttivo: se non hai una tempra forte, certe esperienze ti segnano indelebilmente”.

 

Per paradosso, lei oggi è un estimatore di Matteo Salvini che Berlusconi vorrebbe pensionare. “Io sono da sempre a destra, qui resto”. Che vuol dire “destra”? “Semplice: in una società dove ogni desiderio è diventato un diritto, ‘destra’ significa che i doveri vengono prima dei diritti. Si parla, per esempio, di diritto al lavoro come se esistesse un dovere di offrire lavoro. Gli imprenditori sono felici di assumere nuovi addetti se possono pagare meno tasse e aumentare gli ordinativi”. Salvini non somiglia a Berlusconi però. “Il Capitano è molto diverso, è figlio di un’altra generazione, la sua comunicazione è stupefacente, funziona nell’Italia di oggi e credo che, come il Cavaliere, sarà l’arbitro della politica italiana per i prossimi vent’anni. E’ uno che dice quello che pensa e fa quello che dice”. In occasione delle elezioni europee del 2014, il leader della Lega definiva l’euro un “crimine contro l’umanità”. Oggi il suo governo dice che la moneta unica è irreversibile. “Salvini fa bene a moderare certe posizioni. Il ritorno alla lira non ha senso, farebbe male all’economia. Fuori dall’Unione europea l’Italia non ha chance di competere e non conterebbe più nulla”.

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