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Battuta d'arresto nella ripresa della produzione industriale italiana

Calo dello 0,9 per cento a marzo, ma il primo trimestre dell'anno è comunque in crescita rispetto agli ultimi tre mesi del 2018. Diminuiscono i prestiti alle imprese. Ma Piazza Affari è in ripresa e crede nella tregua sui dazi

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marchesano@ilfoglio.it

10 Maggio 2019 alle 12:11

Battuta d'arresto nella ripresa della produzione industriale italiana

foto Imagoeconomica

Milano. La ripresa della produzione industriale dell'Italia, registrata nei primi due mesi dell'anno, subisce una battuta d'arresto. Secondo i dati diffusi dall'Istat stamattina, il dato è calato nel mese di marzo (-0,9 per cento), ma nonostante questo l'andamento del primo trimestre 2019 risulta comunque in crescita (+1 per cento) rispetto agli ultimi tre mesi del 2018, con un'inversione del trend negativo che va avanti dalla fine del 2017. Dai dati emerge così l'incertezza di fondo che caratterizza il settore industriale la cui unica componente positiva a marzo è stata quella relativa alla produzione di beni strumentali, mentre frenano drasticamente i beni di consumo. Al calo della produzione industriale fa da sponda quello sui prestiti alle imprese che, secondo Bankitalia, si sono ridotti dello 0,7 per cento sempre nel mese di marzo. 

  

Ad ogni modo, l'Italia non è l'unico paese europeo a mostrare segnali di rallentamento perché lo stesso ha fatto la Francia, che sempre a marzo frena dello 0,9 per cento, e forse è per questo che la Borsa ha reagito bene confermando l'avvio positivo di seduta dopo una settimana difficile, cominciata con un nuovo round della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina (a metà mattina l'indice Ftse Mbi guadagna circa l'1 per cento).

 

Proprio la rinnovata fiducia di una imminente risoluzione del conflitto commerciale ("un accordo è ancora possibile", ha detto il presidente americano Donald Trump) ha fatto tornare il buonumore sui listini europei anche se è dalla mezzanotte di oggi che dovrebbero scattare i nuovi dazi annunciati dalla Casa Bianca lo scorso fine settimana con un aggravio che sale dal 10 al 25 per cento su 200 miliardi di dollari di merci provenienti dalla Cina: si tratta di beni legati alla pesca, carne e prodotti alimentari, chimici, metalli, pelletteria, plastiche e gomma. All'offensiva di Washington, Pechino sarebbe pronta a rispondere con i suoi contro-dazi: aumentando quelli già in vigore, che coprono per ora un terzo dell'export americano, e reintroducendo le tariffe del 25 per cento sulle auto prodotte in America.

 

A Piazza Affari, intanto, è il giorno di Fincantieri, che ha fatto un balzo di oltre il 5 per cento dopo la presentazione dei conti del primo trimestre che hanno messo in luce una crescita dei ricavi pari al 13 per cento con un portafoglio totale salito a oltre 34 miliardi. Alla luce dei risultati il top management della società ha espresso un cauto ottimismo per il 2019 mentre gli analisti hanno apprezzato la generazione di cassa superiore alle attese.

Mariarosaria Marchesano

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