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Non scherzare sui segnali di frenata

Le famiglie risparmiano, la produzione industriale scende, i tassi aumentano

10 Maggio 2019 alle 21:54

Non scherzare sui segnali di frenata

(Foto LaPresse)

La ricchezza delle famiglie italiane, al netto di mutui e prestiti, ha raggiunto a fine 2017 i quasi 10 mila miliardi di euro: 9.743, comunica la Banca d’Italia. Il trend prosegue: sempre secondo Bankitalia i depositi sono cresciuti del 4,6 per cento nel 2018, del 3 nei primi mesi 2019. Ma non c’è da festeggiare. Intanto perché 5.242 miliardi è il risparmio in abitazioni, il bene rifugio per definizione. In secondo luogo una ricchezza che supera di otto volte il reddito disponibile indica uno squilibrio strutturale e una società sostanzialmente immobile. Ma soprattutto perché essendo il pil, e quindi i redditi, stagnante, ciò che le famiglie mettono da parte è sottratto ai consumi. Non è più questione di cicale e formiche: risparmiare è una virtù, ma in questo caso la virtù dipende dall’incertezza e dalla sfiducia nel futuro prossimo e lontano. Altri dati segnalano questo fenomeno. L’aumento della produzione industriale a gennaio e febbraio si è invertito: meno 0,9 per cento a marzo, con un calo dell’1,4 per cento su base annua.

 

Oltre all’auto (meno 14 per cento), scendono settori “paracadute” quali la farmaceutica e l’abbigliamento. I tassi sui mutui restano bassi per l’aggancio a quelli medi europei (a proposito di sovranismi) ma non durerà a lungo: l’asta di ieri dei Bot annuali ha richiesto un interesse dello 0,122 per cento, circa il doppio rispetto ad aprile. Se aggiungiamo che dei 4.374 miliardi di ricchezza finanziaria netta la quota di risparmio gestito, assicurazioni e previdenza integrativa è stata raggiunta da quella destinata ai depositi liquidi, mentre continuano a ridursi gli investimenti propriamente detti in azioni, obbligazioni ma anche in fondi per l’istruzione dei figli, ne esce l’immagine di un paese finanziariamente poco sviluppato e diffidente verso l’economia reale. Che mette soldi da parte temendo il peggio. Il paradosso è che questa ricchezza viene definita “un tesoro”, descritta quasi come un baluardo della nostra sovranità e delle mani libere rispetto ai mercati; così come ieri era contrabbandata come una garanzia a sostegno del debito pubblico. Sarebbe vero solo in un caso: se la crisi precipitasse al punto di dovere metter le mani sul “tesoro” degli italiani. E non par colpa dell’Europa.

Redazione

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