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La paralizzante catena dei dazi

Perché l’incertezza della guerra commerciale trumpiana colpisce l’Europa

8 Maggio 2019 alle 20:07

La paralizzante catena dei dazi

Il 20 per cento del pil dell’Unione europea è generato dalle esportazioni verso paesi extracomunitari. Questo dato è un segnale di forza e allo stesso tempo di debolezza per l’Ue, che è sì la prima potenza commerciale del mondo (i suoi scambi con l’esterno rappresentano il 15 per cento del totale a livello globale), ma proprio la sua condizione di economia aperta rende difficile fare previsioni a coloro che sono chiamati a fare scelte d’investimento. Così un’analisi del gruppo finanziario francese Carmignac aiuta a interpretare l’umore che negli ultimi giorni sta muovendo i mercati azionari europei, che hanno imboccato una strada in discesa da quando il presidente Trump, domenica, via Twitter, ha annunciato di volere aumentare le tariffe sulle merci provenienti dalla Cina dal 10 al 25 per cento (rincaro notificato mercoledì ma che dovrebbe entrare in vigore dalla mezzanotte di venerdì). E la Cina è il paese che rappresenta il maggior partner commerciale dell’Ue, subito dopo gli Stati Uniti. Ai ribassi di lunedì è seguito un andamento piatto, tendente al negativo, degli indici dei listini d’Europa, il che è un chiaro segnale di incertezza, considerato che l’Europa beneficerà solo marginalmente di una eventuale ripresa cinese che, tra l’altro, è spinta proprio dalle misure di sostegno e riforma varate da Pechino in risposta alle misure di Trump (secondo i dati pubblicati mercoledìi, ad aprile le esportazioni cinesi sono diminuite del 2,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018, ma le importazioni sono in aumento). Oggi arriva a Washington la delegazione cinese per trattare un accordo in extremis, ma quest’analisi offre lo spunto per domandarsi fino a che punto la catena dei dazi potrà influire sulla produzione industriale dell’Eurozona: minacce di dazi comportano incertezza, l’incertezza comporta attendismo degli investitori, investimenti ritardati riducono le esportazioni che deprimono la produzione manifatturiera. E’ anche questa catena che ha colpito la Germania. Ma proprio l’economia tedesca dimostra resistenza: la produzione industriale a marzo è aumentata dello 0,5 per cento, quando gli analisti avevano pronosticato un calo di pari entità. La Germania cerca di rialzare la testa, ma non ha smesso di misurarsi, come il resto d’Europa, con l’incognita di una guerra commerciale.

Redazione

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