La povertà è stata sopravvalutata

Redazione

Il Reddito di cittadinanza non sfonda, navigator dispersi, un sussidio ripudiato anche dalla chiesa

Quattrocentottantasettemila domande di reddito e pensione di cittadinanza accolte su 681 mila già lavorate dall’Inps, e un totale di 806 mila presentate ai suoi sportelli, alle Poste, ai Caf e online. E’ il bilancio parziale dell’Istituto guidato da Pasquale Tridico che del reddito è il teorico e che è stato imposto da Luigi Di Maio per facilitare il successo di una misura con la quale (sempre by Di Maio) “aboliremo la povertà”. E fino a poco tempo fa Tridico ha dato fiato alle trombe: “Una legge che il paese aspettava da anni contro la povertà e per dare lavoro ai giovani e agli scoraggiati”.

 

Era il 6 marzo. A poco più di un mese e con la seconda finestra di presentazione delle domande che si chiude a fine mese si affaccia una realtà diversa: le domande sono un terzo del previsto, il 25 per cento è respinto. Con questo trend si andrà ben sotto all’1,3 milioni di famiglie e alle tre milioni di persone da “sottrarre alla povertà”. Per giunta solo il 3 per cento delle domande è stato presentato da giovani: il che, coi “navigator” dispersi nello spazio così come i controlli sulle offerte di impiego, fa dubitare che la legge serva ad avviare al lavoro, mentre la disoccupazione totale secondo il governo tornerà all’11 per cento. A dicembre 2018 nel presentare la misura-bandiera Di Maio citava il rapporto dell’Agenzia politiche attive del lavoro che individuava 1,9 milioni di famiglie, 5 milioni di persone e 1,2 milioni di giovani “in povertà assoluta”. L’evidenza ridimensiona anche questo. I poveri non mancano, ovvio, ma forse non lo sono in maniera assoluta, molti lavorano in nero o non sanno che farsene della card. Come ha detto anche la Conferenza episcopale italiana: “Non servono i sussidi, la dignità della persona passi attraverso la sua capacità di contribuire al progresso sociale e civile, la soluzione non potrà essere una mera erogazione monetaria”. Parole confermate dal minimo impulso che per il governo reddito e quota 100 potranno dare ai consumi e al pil: lo 0,2 per cento. Secondo il monitoraggio del ministero dell’Economia dei 7,1 miliardi triennali per il reddito di cittadinanza ne stanno avanzando 850 milioni nel 2019, a regime appunto il 35 per cento. Ma il M5s parla di “tesoretto”: magari per metterci le mani.