Supercazzole d'acciaio

Redazione

Non stupisce l’aumento delle emissioni Ilva, ma le boutade dimaiesche sì

Non c’è da stupirsi se le emissioni dell’Ilva a Taranto sono aumentate, d’altronde con la gestione di ArcelorMittal è ripartita la produzione mentre con la gestione commissariale per quattro anni si produceva acciaio a ritmi inferiori. Quello di cui c’è da stupirsi è la difesa inutile del Movimento 5 stelle che tenta di giustificare l’aumento dell’inquinamento dopo avere tradito i tarantini ai quali aveva promesso – a parole – la chiusura dello stabilimento, solo per guadagnare voti in campagna elettorale. Ma alla prova di governo ha passato l’acciaieria ex Riva al gruppo estero ArcelorMittal e, a quanto pare, non fa granché per ridurre l’inquinamento. D’altronde chi sta vigilando sul rispetto del piano ambientale? “L’Amministrazione straordinaria – aveva detto il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio – che continuerà a esistere sarà il poliziotto ambientale dell’Ilva. Sarà il controllore, irreprensibile, che avrà il fiato sul collo sugli impegni presi da ArcelorMittal nei confronti dello stato italiano e della città di Taranto”.

  

Ebbene è responsabilità del ministero dimaiesco controllare sulle emissioni e sul rispetto del piano ambientale. Così come è di competenza dell’Ilva in amministrazione straordinaria quello di cominciare ad assumere i lavoratori rimasti fuori temporaneamente dal perimetro di ArcelorMittal per realizzare le bonifiche ambientali soprattutto all’esterno del sito. Colpisce, si diceva, più dell’inquinamento la pervicacia del M5s nel difendere l’indifendibile. “Il ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato oggi un avviso pubblico per la selezione di cinque esperti a supporto dell’elaborazione della strategia di riconversione economica di Taranto e del suo territorio. Si tratta di un ulteriore passo avanti da parte del governo del cambiamento”, ha detto l’eurodeputata pentastellata Rosa D’Amato. La dichiarazione suona come una supercazzola della disperazione per i cinque stelle dei quali i cittadini tarantini non tollerano nemmeno più la semplice menzione.