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Il malato d’Europa

Spread e crescita dicono che l’Italia è la vera minaccia dell’Eurozona

7 Febbraio 2019 alle 20:55

Contro il partito dello spread

In una settimana lo spread dell’Italia è peggiorato di 50 punti, da 235 a 285. L’interesse che il Tesoro paga a dieci anni sfiora nuovamente il 3 per cento: in percentuale e valori assoluti, le peggiori performance nell’Unione europea, Grecia esclusa, di paesi con o senza l’euro. La reputazione del debito italiano è inferiore di 30 punti rispetto all’Ungheria, di 130 alla Repubblica ceca, di 150 al Portogallo, di 180 alla Spagna, per limitarsi agli stati periferici. Ma neppure Atene è così distante: lo spread della Grecia, benché non ancora tornata pienamente sui mercati, era ieri a 385. Il “bellissimo” 2019 sta atterrando sulla realtà della crescita zero o poco più stimata da Bruxelles, Fmi, Bankitalia, Confindustria e Ufficio parlamentare di bilancio; e l’Italia deve contemporaneamente fare fronte a pil in frenata (che è comune a tutta Europa, ma solo da noi in questi termini) e tassi in deciso rialzo, che invece sono solo nostri. Per finanziarsi il Tesoro ha lanciato un Btp trentennale al 3,91 per cento, raccogliendo molte richieste così come per il Btp a 15 anni al 3,35. In questa maniera però l’Italia si svena: non esistono altri paesi europei che offrano oggi interessi simili. Né vengono in soccorso le passate emissioni trentennali: nel 2007 ce ne fu una al 5 per cento, ma con inflazione allora dell’1,8 mentre nel 2019 è stimata a zero. Dunque l’interesse reale di dodici anni fa, prima della crisi e dell’era dei tassi a zero, era di 3,2 punti, il 22 per cento più basso di quello odierno. A che cosa tutto questo può portare lo dice Lorenzo Bini Smaghi, ex Bce e presidente di Société Générale: “Un strangolamento del credito ad aziende e famiglie e la prospettiva che i titoli italiani siano declassati a spazzatura”. Claudio Borghi, presidente leghista ed euroscettico della commissione Bilancio della Camera, s’è svegliato allarmato dai sogni sovranisti: “La Bce deve comprare Btp italiani”. Poiché Borghi sa che questo non può accadere e che l’unico soccorso possibile è quello del Fondo salva-stati, condizionato all’accettazione italiana di misure di austerity (dalle pensioni a patrimoniali varie), si può dire che l’èra dello “spread me lo mangio a colazione” by capitan Salvini è decisamente over.

Redazione

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