Trump batte l'Unione europea in Iran e in Venezuela

Gabriele Moccia

Bruxelles è debole con gli ayatollah e forte con Maduro. Tutti gli errori della politica commerciale miope dell'Ue

L’Europa oggi più che mai sembra affetta da un cinico strabismo. Infatti, proprio mentre i cannoni della diplomazia europea colpiscono quel che resta dell’ormai deposto presidente venezuelano Maduro, schierando aiuti economici e protezione umanitaria a sostegno del nuovo autoproclamato presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaidò, Bruxelles lancia il proprio salvagente al regime degli ayatollah, varando il veicolo finanziario speciale architettato per aggirare le sanzioni Usa contro Teheran. Due pesi e due misure che testimoniano la difficoltà strategica dell’Unione di approcciare le ultime mosse atlantiche della Casa Bianca a trazione trumpista. Forte con il regime di Maduro che – pur mantenendo storici legami con il Vecchio Continente, in particolare con i Paesi iberici – ha visto un drastico calo delle esportazioni con l'Ue negli ultimi anni (secondo i dati della Commissione europea, l’export dell’Ue è passato da 6 miliardi di euro nel 2012 a circa 1,2 miliardi di euro nel 2017). Debole con l’Iran degli ayatollah, che ormai rappresenta un perno, soprattutto sul versante energetico, della bilancia commerciale dei Paesi europei.

  

Per questo motivo i capi delle diplomazie europee hanno lanciato il nuovo veicolo – soprannominato Instex (acronimo che sta per Strumento a sostegno degli scambi commerciali), destinato a proteggere gli interessi commerciali dell'Ue, almeno in questa prima fase, non direttamente legati al petrolio e al gas. L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, Federica Mogherini, ha subito accolto con favore il varo di Instex, e ha spiegato che “lo strumento per il supporto degli scambi commerciali messo a punto da Francia, Germania e Gran Bretagna, fornirà agli operatori economici il quadro necessario per perseguire legami commerciali legittimi con l’Iran”. Un segnale che va dritto a Washington, visto che il veicolo sarà gestito da un banchiere tedesco, Per Fischer, con un passato in Commerzbank, la banca che nel 2015 dovette pagare una sanzione di 1 miliardo e mezzo di dollari proprio al Dipartimento del tesoro americano, per aver aggirato il quadro sanzionatorio allora vigente.

 

La Germania del resto è uno dei principali sponsor dell’iniziativa. La cancelliera Angela Merkel proverà a convincere anche Tokyo a supportare il veicolo nella sua visita di stato in Giappone. Il governo di Berlino, secondo i media tedeschi, non dà affatto per scontata una rapida e numerosa adesione da parte delle aziende e delle banche a Instex. Queste ultime sono più interessate al settore estrattivo che al momento non fa parte delle transazioni di cui si occuperà il nuovo strumento commerciale. Sui due versanti, quello venezuelano e quello iraniano, il Presidente Trump si muove con tutt'altro passo, rivelandosi più determinato e aggressivo nel perseguire i propri obiettivi di politica estera commerciale, spesso utilizzando proprio la leva energetica.

 

La cortina americana delle nuove sanzioni agli ayatollah, secondo gli ultimi dati Reuters, ha già avuto l’effetto di ridurre le esportazioni di greggio sia verso l’Asia che verso la Turchia e l’Europa. L’amministrazione americana può ora giocarsi la carta del rinnovo (scadenza a maggio 2018) delle esenzioni concesse a fine 2018 ad una serie di Paesi (tra cui l’Italia) che hanno rapporti commerciali energetici con la Repubblica islamica. Queste misure erano state adottate per non indebolire ulteriormente il mercato del petrolifero ma Trump ha già fatto sapere di non volerle ulteriormente prolungare. Con il Venezuela, a differenza delle dichiarazioni d’intenti professate da Bruxelles, la Casa Bianca è già, economicamente parlando, boots on the ground, visto che la decisione di congelare gli asset finanziari e imporre sanzioni alla compagnia di stato venezuelana, la Pdvsa, e alla sua controllata americana, Citgo, farà molto male al sistema di potere maduriano. Una determinazione che stride con lo strabismo europeo dai piedi in due staffe, uno di questi rivolto verso l’ennesima avventura commerciale iraniana dagli esiti incerti.

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