Anno 2019: come convivere con lo spread sopra 250 punti

Mariarosaria Marchesano

Il differenziale con i bund tedeschi non accenna a scendere anche dopo l'accordo tra governo e Bruxelles sulla manovra. Nella percezione degli investitori il rischio Italia resta elevato

Milano. Unicredit, la banca che alcune indiscrezioni di mercato vorrebbero come possibile “cavaliere bianco” di Carige (altre  voci tirano in ballo Montepaschi per volontà del governo) ha emesso prima di Natale un prestito obbligazionario in dollari. Tre miliardi di bigliettoni verdi con un costo di raccolta che è stato sei volte superiore a quanto pagato solo sei mesi prima per operazioni analoghe dall'istituto guidato da Jean Pierre Mustier. E' solo un esempio del prezzo pagato dalle banche italiane sull'altare dello spread che resta di gran lunga il più caro dell'Eurozona anche dopo l'approvazione della manovra economica poco prima della fine del 2018. Il differenziale tra i btp e i bund tedeschi non accenna a scendere al di sotto dei 250-260 punti base (ieri ha chiuso a 268) nonostante la procedura di infrazione sia stata scongiurata con un accordo al fotofinish tra il governo gialloverde e la Commissione europea. Come mai? Il punto è che, nella percezione degli investitori, non ci sono elementi che facciano presagire un ritorno verso il livello antecedente alle elezioni del 4 marzo scorso, cioè 130-140 punti base, come confermano al Foglio operatori di mercato e analisti finanziari.

 

Questo vuol dire che chi investe in asset class italiane contempla ancora un rischio paese elevato per il quale pretende un premio superiore, a scapito degli emittenti, cioè stato, banche e aziende, che vedono lievitare il costo per gli interessi sui prestiti. Quali saranno gli effetti? Michele Morra di Moneyfarm spiega che l’aumento dei tassi sui titoli di debito pubblico italiano rischia di risolversi in una “svalutazione degli attivi delle banche” nei bilanci del 2017. “Nonostante non ci troviamo oltre i livelli di guardia, uno spread sostenuto porta incertezza sul mercato obbligazionario, sia che si tratti di titoli di stato sia di prestiti emessi da aziende”, dice Morra. Basti pensare che società e banche domiciliate in Italia nel 2018 hanno emesso obbligazioni pari a 77 miliardi di dollari, il livello più basso dal 2008. Rispetto allo stesso periodo del 2017, la contrazione supera il 25 per cento. “Il fatto che il differenziale italiano sia il più elevato dell'Eurozona pone il paese in una posizione scomoda, in un contesto di elevato rischio politico e di economia globale e locale in rallentamento”, continua l'esperto. “E non dimentichiamo che nel 2019 andranno in scadenza circa 250 miliardi di euro di btp e il costo dei maggiori interessi si andrà a trasmettere negli anni successivi sulle casse dello stato, con possibili rischi di aumento della pressione fiscale”, conclude.

 

L'intero sistema Italia sembra dunque destinato a convivere con uno spread elevato fino a quando non saranno sciolti i nodi di fondo come l'elevato debito pubblico e la crescita economica. Secondo Alessandro Tentori, responsabile degli investimenti di Axa Im, “la preoccupazione maggiore per l'Italia resta la crescita bassa”. In pratica, se il nostro paese nel 2019 si dovesse sviluppare a un ritmo inferiore a quello indicato dal governo nel suo progetto di Bilancio, cioè al di sotto dell'1 per cento – cosa peraltro molto probabile per Tentori – allora vorrà dire che non riuscirà a sostenere il debito pubblico programmato. Ma c'è anche un'altra ragione che frena la discesa del differenziale. “In questa fase di rallentamento dell'economia globale, le preferenze degli investitori si stanno rivolgendo verso i bund tedeschi, considerati una sorta di bene rifugio. Di conseguenza i loro rendimenti si riducono ulteriormente contribuendo a divaricare la forchetta con i titoli di stato italiani”. Per completare il ragionamento, Tentori dice anche di non vedere particolari criticità per la collocazione nei prossimi mesi di obbligazioni pubbliche italiane perché diversi investitori potrebbero considerare “una buona opportunità l'acquisto di btp decennali a un tasso intorno al 3 per cento a fronte di un rischio di rottura con l'Europa superato anche se i problemi di fondo permangono”.

 

E' possibile dunque un ritorno degli investitori esteri? Dipende dall'approccio strategico dei singoli operatori. Nella visione del colosso degli investimenti BlackRock, che una decina di giorni fa ha annunciato il suo outlook di mercato per il nuovo anno, l'approccio prudente sul nostro paese continuerà fino a quando non sarà chiara la politica fiscale che questo governo ha in mente con i connessi impegni di tenuta dei conti pubblici nel medio-lungo periodo. In particolare, secondo BlackRock, occorrerebbe sin da oggi guardare a quella che sarà la manovra economica per il 2019-2020 per capire se misure come il reddito di cittadinanza e le pensioni quota 100 sono momentanee oppure durature.

Di più su questi argomenti: