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Retromarche diverse

Perché i sovranisti italiani non possono giocare con il deficit come Macron

12 Dicembre 2018 alle 06:23

Retromarche diverse

Il ministro dell'Economia francese, Bruno Le Maire (foto LaPresse)

La retromarche di Emmanuel Macron di fronte alla protesta di piazza dei gilet gialli è un’indubbia sconfitta politica, che ne indebolisce la credibilità e la spinta riformatrice in patria e anche all’estero. La revisione della legge di bilancio attraverso misure di minori tasse e maggiore spesa per far fronte all’“emergenza economica e sociale” avranno un costo tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. Un impatto che, sommato a una leggera flessione della crescita, potrebbe far salire il deficit per il 2019 al 3,5 per cento (dal 2,8 inizialmente previsto). Anche se il ministro dell’Economia Bruno Le Maire dovesse racimolare un po’ di risorse, si andrebbe comunque ben oltre la fatidica soglia del 3 per cento.

 

Questa situazione spinge il governo italiano, che era impegnato in un tentativo di riduzione del deficit, a gettare i gilet gialli sul tavolo delle trattative a Bruxelles: se Macron non rispetta le regole e supera il tetto del 3 per cento non si può avviare una procedura d’infrazione contro l’Italia che ha un deficit al 2,4 per cento. Il governo gialloverde ha sicuramente qualche in carta in più da giocare, visto anche che la Commissione dovrà aprire un’altra partita con Parigi. Ma le condizioni di Italia e Francia sono oggettivamente diverse. Da un punto di vista formale si tratta di due procedure diverse: deficit eccessivo per Parigi e violazione della regola del debito per Roma. Inoltre, nel dettaglio, la composizione delle due leggi di bilancio è molto diversa: per quanto il livello del deficit sia più elevato, gran parte della spesa di Macron (circa un punto di pil) è una tantum, mentre per l’Italia è di tipo strutturale (reddito di cittadinanza e quota cento).

 

Se si va a guardare il deficit strutturale, che è quello che conta, la deviazione italiana è nettamente più ampia. Ma oltre alle condizioni formali, ci sono quelle sostanziali: la Francia ha un debito pubblico che è circa il 98 per cento del pil, oltre 30 punti inferiore a quello dell’Italia. E soprattutto ha uno spread rispetto al bund tedesco di quasi 50 punti, quello italiano è di quasi 300 punti (sei volte superiore). Il governo gialloverde, nella trattativa con Bruxelles, farebbe bene a non dimenticare il giudizio dei mercati.

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