"La manovra del popolo la pagherà il popolo". Parola di Moscovici

Redazione

"Più debito e meno soldi per le autostrade". Il commissario europeo per gli Affari economici boccia le scelte del governo ma esclude sanzioni contro l'Italia 

Il commissario europeo per gli Affari economici Pierre Moscovici critica la manovra del governo ma esclude (almeno per ora) il rischio di sanzioni contro l'Italia. L'esecutivo ha deciso di alzare il rapporto tra deficit e pil al 2,4 per cento, ben al di sopra della soglia dell'1,6 per cento negoziata dal ministro dell'Economia Giovanni Tria con la Commissione europea. Moscovici ha detto in un'intervista a Bfm Tv e Rmc Info che “non abbiamo alcun interesse ad aprire una crisi tra l’Italia e la Commissione, ma non abbiamo neanche interesse a che l’Italia non riduca il suo debito pubblico, che rimane esplosivo”.

 
Non è la prima volta che il commissario critica il governo italiano. Nella conferenza stampa nella sede della Commissione europea a Parigi il 13 settembre, Moscovici aveva tracciato un parallelo tra l’Europa degli anni Trenta e quella di oggi, nella quale “non c’è Hitler” ma “dei piccoli Mussolini”. Un riferimento implicito ai leader sovranisti, tra i quali il premier ungherese Viktor Orbán e Matteo Salvini.

 

Sulla manovra Moscovici aggiunge che “rilanciare quando c’è un debito molto alto, finisce per ritorcersi contro chi lo fa”. In Italia il rapporto tra debito e pil è al 132 per cento, il secondo più alto in Europa dopo la Grecia (al 180 per cento). I criteri del trattato di Maastricht obbligano ogni stato membro ad avere un rapporto tra debito pubblico e pil sotto il 90 per cento.

Per Moscovici l'aumento del deficit avrà delle conseguenze negative. Il commissario ha detto che “se gli italiani continuano a indebitarsi cosa succede? Succede che a un certo momento il tasso di interesse aumenta, il servizio del debito diventa più esigente, e quindi ogni euro viene destinato al rimborso del debito”.

 

Per il commissario europeo la scelta del governo gialloverde toglierà anche risorse disponibili per i servizi (l'esatto contrario della narrazione di Luigi Di Maio che ha giustificato un aumento del deficit per combattere ed eliminare la povertà). “Bisogna che gli italiani non si sbaglino destinando un euro in meno per le autostrade – ha detto Mosocovici - un euro in meno per l’istruzione, un euro in meno per la giustizia sociale. Quando si è indebitati si è incatenati e non si può agire. Non c’è più margine per i servizi pubblici. Non è il burocrate di Bruxelles che parla. Sono convinto che non è nell’interesse dell’Italia e degli italiani indebitarsi. Alla fine è sempre il popolo che paga”.

Moscovici ha comunque escluso la possibilità di nuove sanzioni per l'Italia. “Sono teoricamente possibili – ha detto il commissario - è previsto dai trattati ma io non sono nello spirito da sanzioni, non lo sono mai stato”.

 

Le reazioni in Italia 

E se dall'Europa arriva una prima, sostanziale, bocciatura della strategia gialloverde, in Italia è Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro del Governo Monti, a commentare quello sta accadendo: “La cosa più penosa e triste è vedere questa esultanza nel momento in cui si caricano i giovani di nuovi debiti”. Parole che fanno riferimento, evidentemente, all'obiettivo, annunciato da Di Maio, di arrivare, attraverso la manovra, all'abolizione della riforma Fornero sulle pensioni. Duro anche il commento del segretario del Pd Maurizio Martina che intervistato da Radio Capital attacca: “Il voto del 4 marzo non consente a chi governa oggi di potere fare tutto. Stiamo parlando di 100 miliardi di deficit in tre anni sulle spalle dei giovani”.