I normalizzatori sono una fake news

Redazione

Il Def ci ricorda che non si può chiedere a Mattarella di guidare l’opposizione

Erano da poco passate le 20.40, giovedì sera. “Arriviamo fino al 2 per cento di deficit, finanziamo il reddito di cittadinanza ma non il superamento della Fornero”: è stata questa, grosso modo, la proposta di Giovanni Tria. Di Maio, subito, ha mostrato i muscoli: “Noi non indietreggiamo sulle nostre misure”. E Salvini, che a quel punto rischiava di passare per il molle, ha ribaltato: “Se è così, 2,4 sia”. Era una missione impossibile, quella di Tria: il ministro dell’Economia c’ha provato in ogni modo a trovare un compromesso ragionevole per tutti.

 

Ma in quell’istante è capitolato tutto: Salvini non poteva perdere la faccia, e le esigenze di propaganda contano più di quelle contabili. Ma a perdere, in questa partita, a commettere il passo falso, non è stato solo Tria. Dalle trattative sul Def esce ridimensionata la retorica stessa di chi credeva che romanizzare i barbari fosse possibile, che “il partito del Quirinale” potesse davvero, sempre e comunque, evitare ai grilloleghisti di essere fino in fondo quello che sono. Ed esce sconfitto, in qualche modo, anche Giancarlo Giorgetti, il suo progetto di placare le esuberanze di Salvini e accattivarsi Confindustria, la sua forse superba fiducia nella sua capacità di potere sempre condurre il gioco, esasperando la tensione per mandare in fibrillazione il M5s, per poi trovare una via d’uscita che accontentasse i due vicepremier ma che pure scongiurasse strappi irrimediabili.

 

Era un equilibrismo su un filo sottilissimo, con sotto il baratro. Giovedì è arrivato l’inciampo. A gioirne sono evidentemente i Borghi e i Bagnai, che già sgomitano e mostrano il petto a chi – anche nel Carroccio – voleva neutralizzarli; e insieme a loro i grillini tutti, esaltati dalla loro stessa inconsapevolezza delle cose. Tra un mese è probabile il downgrade. Ma al di là dei mercati, per chi non ama il governo gialloverde la manovra consegna una lezione per il futuro: non si può pensare che sia il Quirinale a guidare l’opposizione a Salvini e Di Maio.