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Arrendetevi declinisti, siete circondati dai dati

Si conclude la migliore legislatura per l’economia post-crisi. Analisi Censis

28 Dicembre 2017 alle 06:00

Arrendetevi declinisti, siete circondati dai dati

Foto LaPresse

La peggiore legislatura di sempre? Se leggete certi titoli di giornale e se date retta ai Luigi Di Maio, ai Matteo Salvini, ai Massimo D’Alema, questo è il giudizio che merita il Parlamento che Sergio Mattarella si accinge a sciogliere per tornare alle urne. Peccato che a guardare i dati il quadro si capovolga. Il Censis, su cifre di Banca d’Italia, Istat e Infocamere, mette a raffronto l’Italia uscita dal 2012 con quella che sta per uscire dal 2017. I risultati sono un pil passato da un segno meno del 2,8 per cento a un segno più tra l’1,5 all’1,7 e una ricchezza reale che ha recuperato tra i 4,3 e i 4,5 punti, cioè 72 miliardi. A conferma il pil pro capite è salito di 379 euro nonostante che i residenti, e quindi la torta di ricchezza da spartire, siano a loro volta aumentati: da 59.394.207 a 60.589.445, con un saldo attivo di 1,195 milioni. Molti (un milione) stranieri, ma non tutti. La spesa pro capite per consumi è passata da un trend negativo del 4 per cento a fine 2012 a uno positivo dell’1,7 a fine 2017: 5,7 punti di differenza.

  

Quanto al lavoro, il 2012 aveva raccolto l’eredità della prima violenta recessione post 2008 raggiungendo l’11,2 per cento, e il 2017 dovrebbe chiudersi intorno all’11, dopo però aver raggiunto nel 2013 il 13 per cento, e il 42,4 tra i giovani. Ciò che soprattutto allora preoccupava era il costante calo sia dell’indice di occupazione sia dei posti di lavoro (mezzo milione persi nel 2012). La tendenza si è invertita dal 2014, e qui i detrattori del Jobs Act hanno poco da dire: da febbraio di tre anni fa, quando la legge è entrata in vigore, i nuovi occupati sono 918 mila, per il 60 per cento permanenti. I giovani disoccupati sono il 34,7 per cento, circa dieci punti meno d’inizio legislatura. Soprattutto il tasso di occupazione (quanti lavorano tra la popolazione tra 15 e 64 anni) ha raggiunto il 67,1 per cento tra gli uomini e il 49,1 tra le donne, il livello più alto da quando (1977) viene rilevato; benché siamo distanti dalle migliori performance europee. Le obiezioni sono che si tratta di contratti precari. Non è così: caso mai si può discutere se incidano più gli sgravi contributivi o la riforma dell’articolo 18. Non solo. “Il meglio deve ancora arrivare, e saranno i prossimi governi a raccogliere i frutti di quanto fatto in questi anni” dice al Sole 24 Ore Riccardo Gallo, economista industriale, commentando i record della manifattura italiana. A fine 2017 il fatturato del settore macchinari ha raggiunto i 45,99 miliardi rispetto ai 39,66 non del 2012 ma dell’ “anno d’oro” 2008. Una crescita dell’8,2 per cento che trova riscontro in quella dell’export (7,2) delle consegne interne (10,4) e del consumo (9). Sono dati “cinesi” per i quali Gallo attribuisce parte del merito al piano Industria 4.0 voluto dal ministro Carlo Calenda: “Ora serve una formazione costante e adeguata per mantenere il ritmo”. Al lordo della propaganda elettorale, molto non torna nel catastrofismo e nei piagnistei dei grillini e della gauche declinista.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    28 Dicembre 2017 - 09:09

    Ma certo che per D'Alema, Salvini, Di Maio questa della ripresa sia stata la peggiore legislatura di sempre. Sguazzano nel pantano con zero tituli, campano gratis di opposizione e, il primo specialmente, usano gli amati lavoratori per fare antagonismo a prescindere. Gli elettori del terzo, poi, sono terrorizzati dal rischio che un lavoro li trovi.

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