Impreparati alla meta

Le imprese tornano a cercare personale ma calano le ore di formazione

Impreparati alla meta

Foto Pixabay

Le imprese tornano a cercare personale ma diminuiscono le ore di formazione, che sono addirittura in calo nel sud d’Italia. Se da una parte il rapporto Istat diffuso ieri fotografa un paese in ripresa, perché il tasso di posti di lavoro vacanti che misura le ricerche di personale da parte delle aziende è in aumento, dall’altro segnala un dato preoccupante: diminuiscono le ore di formazione.

 

Dal 2010 è cresciuta solo la formazione su ambiente e sicurezza sul lavoro, obbligatorie per legge. Tre quarti delle imprese non investono in formazione perché pensano che il personale sia già qualificato, e non la ritengono quindi una leva strategica per la crescita del proprio business.

 

Si formano, inoltre, molto più gli uomini delle donne e si allarga ancora il fossato tra il nord, con il nord-est in testa, e il sud e soprattutto con le isole, dove le attività formative sono addirittura in calo.

  

Nei mesi scorsi si è discusso molto, e spesso anche in modo improprio, del fatto che i robot e l’automazione dei processi produttivi nei prossimi venti anni toglieranno oltre la metà degli attuali lavori. I robot, come affermano i ricercatori della Oxford Martin School, sostituiranno i lavori ripetitivi, in Italia particolarmente numerosi soprattutto in ambito amministrativo. Se ciò dovesse accadere però non bisognerebbe additare i robot, con metodo neoluddista, ma con chi destina poche risorse all’istruzione, una costante nelle ere politiche, e con chi pensa che si possa fare a meno della formazione, ovvero la categoria degli imprenditori.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    14 Novembre 2017 - 08:08

    Ieri un interessante servizio giornalistico spiegava che le aziende italiane cercano giovani laureati in discipline tecnologiche varie ma si presentano in pochi e spesso quelli che si presentano non accettano le loro offerte di lavoro. D'altra parte aggiungeva il servizio sono sempre di più i giovani laureati di alto livello che decidono di andare all'estero. Il tono del servizio era di stupore e di meraviglia per l'insensata scelta di questi giovani italiani. Scelta che invece non è insensata dal momento che gli imprenditori italiani offrono a questi giovani stipendi da minimo sindacale adducendo le solite furbesche motivazioni, "...lei è molto giovane..., non ha esperienza..., in seguito vedremo di alzarle lo stipendio..., voi giovani dovete avere pazienza...ecc. Il risultato ovvio è che i nostri giovani laureati se ne vanno negli altri paesi UE dove vengono assunti con stipendi adeguati e ambienti spesso assai più soddisfacenti.

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