La via stretta dell'inchiesta sulle banche

Buoni compromessi (e solita caciara) eviteranno il riflusso demagogico?

La via stretta dell'inchiesta sulle banche

Foto LaPresse

Dunque si partirà dal caso più recente: quello delle due popolari venete acquisite da Intesa Sanpaolo. Poi sarà la volta di Mps e infine i quattro istituti salvati dal bail-in. Procederà a ritroso, la Commissione bicamerale d’inchiesta sulla banche, dando la precedenza ai fatti di più stretta attualità. Scelta necessaria perché un metodo bisognava pur darselo. Ieri, nella seduta che ha di fatto dato avvio ai lavori, c’è stato un gran baccano: c’era chi proponeva di sentire i magistrati che stanno conducendo inchieste sui crac bancari e chi insisteva perché si chiamassero per prime le associazioni dei “risparmiatori truffati”. C’era chi invocava la collaborazione di docenti universitari e chi urlava “gli italiani devono sapere”, c’era chi lamentava di non conoscere bene l’oggetto del dibattere e chiedeva “una panoramica generale preventiva” e chi si limitava a lagnarsi perché in fondo “è tutto inutile”. Ben venga, dunque, il compromesso della cronologia inversa proposto da Matteo Orfini, così come quello – voluto da Renato Brunetta – di condurre in modo sincronico sia l’indagine ispettiva sia quella istruttoria, così da individuare le responsabilità e al contempo suggerire correzioni sistemiche. Si procederà spediti, senza andare troppo a fondo, per ovvia carenza di tempo con la legislatura che scade a febbraio.

 

Un’indagine a volo d’uccello, tenendo conto che il ruolo di deputati e senatori è diverso da quello dei magistrati. Su questo il presidente Pier Ferdinando Casini sarà fondamentale: addomesticare le polemiche e tenere a bada le pressioni di chi invoca sentenze sommarie. Ma si andrà spediti anche perché Matteo Renzi vuole che si approfondisca il dossier Banca Etruria, convinto, a ragione, di dimostrare la sua estraneità con la vicenda. Gli istituti coinvolti nel salva-banche arriveranno per ultimi: a ridosso, cioè, delle elezioni e della annunciata candidatura del segretario del Pd in terra d’Arezzo. Tutto comprensibile, e ponderato, dunque. Se non per un fatto: e cioè che questa Commissione (e sull’utilità delle commissioni s’è già detto come la pensiamo), nata anche e soprattutto per togliere argomenti di speculazione ai vari populisti che avrebbero altrimenti accusato “i vecchi partiti” di “non volere la verità”, potrebbe infine offrire a quelle stesse forze un assist. Una eccessiva superficialità dell’inchiesta darebbe facili pretesti di propaganda a chi invoca la caccia alle streghe in nome del “risparmio tradito” anche dopo che la Commissione avrà terminato i lavori.

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