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Ilva: statalismo o liberismo?

Il problema stavolta non è la politica che si intromette ma il sindacato, incapace sia di governare i suoi iscritti sia di dialogare con i manager di un'azienda

11 Ottobre 2017 alle 06:03

Ilva: statalismo o liberismo?

foto LaPresse

Al direttore - Ho seguito Bersani, ministro dell’Industria, in decine e decine di crisi aziendali di grandissimi gruppi (Ilva, Olivetti, Fincantieri, Ansaldo ecc). Mai dico mai il governo si allontanò da un ruolo di parte terza e che lasciava, in primo luogo, alle parti il confronto sulle variabili di merito sindacale di un piano (salari, livelli occupazionali ecc). Mai quei governi si sostituirono al confronto tra le parti. Spesso quelle crisi si conclusero con accordi che comportavano sacrifici in cambio della salvezza dell'azienda. Su Ilva è successa una cosa sconcertante: è il governo che si sostituisce ai sindacati e delegittima un piano industriale prima di discuterlo. E di un management che ha salvato l’Ilva dal disastro imposto da altri. E non dal mercato. L'argomento del governo è che l'azienda avrebbe cambiato patti precedenti. E se pure fosse? Avrà avuto le sue ragioni. Chi è il governo per giudicare che no? Lasci dialogare le parti e, nel caso, medii con ragionevolezza e terzietà. Se il governo fa i piani industriali al posto delle aziende e delle parti sociali, allora ha ragione Landini: nazionalizziamo Ilva. E poi Alitalia. E poi Telecom… E non facciamo lezioni a Macron. Lui almeno non ha preteso di scrivere il piano di Fincantieri. Sconcertante! Quante Ilva ci costerà il lodo Pisapia? 

Umberto Minopoli

 

Temo, caro Umberto, che il problema stavolta non sia la politica che si intromette ma sia più il sindacato, incapace sia di governare i suoi iscritti sia di dialogare con i manager di un'azienda. Se un governo cerca di mettere d'accordo le parti, provando a far digerire anche alcuni sacrifici che non ci potranno non essere sul caso Ilva, non sta facendo il suo lavoro nel senso che sta facendo il lavoro che dovrebbe portare avanti il sindacato, che purtroppo in Italia è sempre più unfit. E' una forma di interventismo, dici tu. A me sembra una forma di liberismo pragmatico: intervenire oggi in modo soft (tavoli con l’azienda per mediare tra manager sindacati) per evitare di dovere intervenire in modo meno soft domani, quando i sindacati potrebbero far saltare non un tavolo ma un'intera azienda.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    11 Ottobre 2017 - 08:08

    Il sindacato potrebbe far saltare non il tavolo ma un’intera azienda? Ma il sindacato ha dietro un popolo di lavoratori e se questi danno assenso che salti tutto perché se non si capisce dove si va a parare che si assuma, ognuno, la responsabilità del caso. La crisi dell’acciaio è nei fatti. Altre materie prime lo stanno sostituendo e rimanere su posizioni passate non aiuta. Un conto è affamare i lavoratori, altro è bloccare l’azienda nel suo processo di rinnovamento. Il disegno sindacale è chiaro: non avendo la capacità di reinventarsi gioca allo statalismo e lo vediamo con Alitalia ed il voto a comando dei dipendenti che si sovrappongono all’azienda. Pazzesco. Tutto deciso e tutto predefinito. Le elezioni sono vicine ed il governo bene ha fatto a congelare le utopie sindacali buone allo sfascio. Per il governo pilotare questa vertenza è un punto vitale di sopravvivenza nazionale, per il sindacato il contrario.

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