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Unione bancaria? Nein danke

Draghi vigila ma Juncker pensa a un regalino per le banche tedesche

2 Novembre 2015 alle 17:20

Unione bancaria? Nein danke

Jean-Claude Juncker (foto LaPresse)

"La morte della garanzia comune europea sui depositi, s’intitolava lunedì Eurointelligence, la newsletter curata da Wolfgang Münchau. Così infatti, secondo l’analista tedesco ed editorialista del Financial Times, si può sintetizzare il senso di una proposta lanciata (in sordina) dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker: esentare gran parte delle banche tedesche dalla necessità di partecipare a una rete comune per tutelare i correntisti europei. Una proposta che azzopperebbe di fatto l’Unione bancaria, composta di tre gambe: il supervisore unico (Ssm) presso la Banca centrale europea, il Meccanismo unico di risoluzione (Srm), infine appunto un sistema di garanzia comune dei depositi a livello europeo. Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, Juncker si è sbilanciato durante un incontro con pochi partecipanti a Passau, in Baviera.

 

In questa sede avrebbe suggerito un compromesso per aggirare la contrarietà del governo di Berlino alla garanzia comune sui depositi, percepita come un pericolo per i correntisti tedeschi che potrebbero in futuro essere chiamati a contribuire al salvataggio di altre banche europee. Come uscirne? Esentando dall’obbligo di partecipazione alla garanzia europea tutte le Landesbanken (le banche territoriali controllate dagli enti locali) e le Sparkassen (piccole banche equiparabili alle nostre Bcc). Ma è possibile ipotizzare un simile “sconto” per la sola Germania? Ed è giusto smentire così platealmente il rapporto dei Cinque presidenti sul completamento dell’Unione bancaria sottoscritto dallo stesso Juncker? Per di più nelle stesse ore in cui Mario Draghi, presidente della Bce, ribadiva al Sole 24 Ore che “l’unione bancaria va completata”, includendovi la garanzia comune sui depositi, “perché così uno dei problemi che ha caratterizzato la crisi, il nesso bidirezionale tra banche e stati sovrani, viene attenuato”.

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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