FATE PLESTO

Redazione
Il Sole 24 Ore ha un piano quinquennale per Pechino. E funziona. All’indomani dell’ennesimo crollo della Borsa di Shanghai, il direttore Napolitano esortava la leadership del Partito comunista cinese a “non perdere un attimo per rendere operativa la via cinese al Quantitative easing”.

Romano Prodi, intervenendo ieri con un breve corsivo sulla prima pagina del Sole 24 Ore, ha fatto sfoggio di temperata umiltà: “Caro direttore, non sono del tutto sicuro che Xi Jinping legga il Sole 24 Ore e soprattutto credo che, in questi giorni, il presidente cinese abbia molte altre cose da fare. E’ certo tuttavia che alcuni dei principali suggerimenti del tuo fondo di ieri sono stati rapidamente messi in atto dal suo governo”. L’account twitter ufficiale del quotidiano confindustriale la mette giù piatta, invece, senza false modestie, scolpendo la data nel web: “25/8/2015 via al Qe cinese poche ore prima l’editoriale di R. Napoletano diretttore @sole24ore” (sic).

 

Se vi state chiedendo l’origine di tanto entusiasmo dovete riprendervi l’editoriale del direttore del Sole 24 Ore, Napoletano, apparso in prima pagina mercoledì scorso, intitolato “Un Qe per Pechino”. Nel quale lo stesso direttore, all’indomani dell’ennesimo crollo della Borsa di Shanghai, esortava la leadership del Partito comunista cinese a “non perdere un attimo per rendere operativa la via cinese al Quantitative easing”, o allentamento quantitativo, cioè l’acquisto di titoli di stato e asset da parte della Banca centrale del popolo cinese, sul modello di Fed americana e Banca centrale europea. Detto, fatto: mercoledì stesso Pechino inietta nuova liquidità e taglia i tassi. Secondo il Sole 24 Ore, è solo un dettaglio che questo non sia quello che gli economisti chiamano “Quantitative easing”, come pure è marginale il fatto che Pechino stia comprando azioni in grandi quantità da settimane, e soltanto una coincidenza che da settimane analisti di tutto il mondo si siano sbizzarriti nel consigliare il Partito comunista cinese. Quisquilie, al Politburo attendevano soltanto il segnale del direttore: “Fate plesto”.

 

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