DI COSA PARLARE STASERA A CENA

Salvini e Meloni: chi copia chi?

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Sì, a cena (adesso si può ricominciare a dire “alle cene”) si parla molto, ahinoi, della competizione tra teste di serie della destra, quella tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. La questione intriga anche i più superficiali, perché c’è il banale gusto della sfida. Quelli appena meno superficiali si appassionano anche agli stili diversi tra i contendenti. Bene, quella è roba noiosa, pronta per il libro annuale di cronaca politica da pubblicare sotto Natale, con le anticipazioni a partire da settembre (titolo possibile: me contro te, Matt e Gio' alla sfida finale). Proviamo a vedere un altro aspetto di questa partita. Il punto da cui partire e che potrebbe divertirci è cercare di capire in cosa differiscono Meloni e Salvini. Non c’è una risposta immediata, perché nel loro caso la sovrapponibilità vince su tutto, anche sull’attuale collocazione al governo e all’opposizione. Sono uguali, nella proposta politica, anche mentre si oppongono l’una all’altro in Parlamento. È una cosa meravigliosa, attingono entrambi a un neo senso comune di destra, attento a evitare il richiamo esplicito a certi simboli storici, pur ammiccandovi. Sono entrambi contro l’immigrazione in modo confuso e anti-Europa in modo raffazzonato. Frequentano gli stessi giri internazionali, e lo sappiamo. Tanto che gli elettori non distinguono più, prendono uno per l’altra e viceversa. E i voti si travasano con capillarità, rispettando una specie di principio fisico che potremmo chiamare legge di conservazione della destra.

 

Questa cosa un po’ l’aveva capita il vecchio Umberto Bossi. La sua Lega, pur cresciuta (sotto una vaga egida berlusconiana) nello stesso periodo in cui cresceva Alleanza nazionale, cercò sempre di mantenere una distanza e una distinzione dai continuatori e rinnovatori del Movimento sociale. Di facciata, molto spesso, ma proprio per questa ragione la distinzione era più fortemente rivendicata. Come se Bossi sapesse che la Padania, l’indipendenza del Nord, e tutto il resto erano mezze scemate propagandistiche e che, andando a grattare, sarebbe rimasto solo un proto destrismo italiano, quello lì, insomma. Tanto che, poi, le leggi simbolo le firmavano insieme, e tuttora abbiamo a che fare con gli effetti della Bossi-Fini e di altre derivazioni del comune accordo legislativo tra le due forze. Però, Bossi, per quanto ci facesse, appunto, le leggi insieme, lo chiamava sempre ''il fascista'' a Fini, e sempre ne sottolineava la vocazione romana e meridionale (terrona, nel suo linguaggio). Insomma, riusciva, Bossi, a tenersi simbolicamente separato da Fini, per quanto proponessero sostanzialmente le stesse ricette. Salvini ha buttato via queste distinzioni, forse perché si credeva troppo forte, forse per l’afflato nazionalista anziché nordista, forse per il gusto di fare strame di qualunque ideologia. E ora si ritrova, facile com’è la sua visione del mondo, a essere un prodotto vincente ma tremendamente imitabile. Come se tutti conoscessero la ricetta della Coca-Cola e potessero farsela in casa in un minuto.

 

Le tre ''cose'' principali

Fatto #1
Sorpresa (ma qui, non per vantarci, lo avevamo indicato come obiettivo ragionevolissimo): i vaccini vanno più veloce del previsto. L’intera Ue ormai punta al raggiungimento dell’obiettivo del 70% di popolazione vaccinata per luglio. E l’Italia va esattamente di questo passo. Come si era immaginato i mesi successivi serviranno al completamento delle seconde dosi e a raggiungere le fasce di persone dubbiose e tuttora da convincere sull’utilità e la sicurezza del vaccino. Perché va detto che questi ottimi risultati sono ormai quasi raggiunti senza aver fatto ricorso, finora, ad alcuna forma di coercizione, neppure indiretta. Mentre il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie rivede in meglio le stime sull’andamento dell’epidemia in Italia. Il punto del ministro Roberto Speranza in Parlamento. E bravi in Lombardia. Sì, ci stiamo avvicinando alla fase, anche quella qui prevista, dell’eccesso di offerta.

Fatto #2
Intanto non era chiarissimo a cosa poteva servire il green pass e qui è finalmente spiegato bene.

Fatto #3
Roberto Cingolani va in commissione Ecomafie (sì, le commissioni parlamentari hanno nomi che subiscono un po’ le suggestioni delle cronache) e parla di semplificazioni. In questo si mostra un ministro coraggioso. Anche perché va a toccare direttamente il potere di interdizioni delle commissioni sulla valutazione dell’impatto ambientale, chiedendo loro di lavorare sette giorni su sette e comunque definendo inaccettabile che per un loro parere servano anche mille giorni.

 

Oggi in pillole

  • Joe Biden confida in un calo di livello del confronto tra Hamas ed esercito israeliano. I capi del partito/milizia palestinese provano a proporre una tregua, ma non arriva ancora un’apertura di trattative da parte israeliana. Ma sono mosse sempre un po’ condizionate da elementi di propaganda e da scarsa affidabilità, come mostra la non interrotta attività di lancio di razzi verso Israele.
  • Arriva il decreto con gli aiuti economici, ma si chiede anche di mantenere o prorogare parte degli interventi già in corso, perché il vero problema è come uscire dal regime di sostegni che da un anno tiene, faticosamente, in piedi parte del sistema economico. Comunque, stasera in diretta potrete sentire come si schierano i partiti riguardo al decreto.
  • Il fondo SURE continua a funzionare.
  • I lavoratori, negli Usa, vogliono ripartire, ma guadagnando di più e con migliore organizzazione.
  • Stromboli con grande pennacchio (non impressionatevi per il nome del sito del link con le immagini).