Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Di cosa parlare stasera a cena

La giornata dei ritorni all'ovile per la politica italiana

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Giornata dei ritorni all’ovile. C’è un Luigi Di Maio che riapre il dossier Autostrade senza dialogare con gli altri nel governo, la coppia Giorgia Meloni e Matteo Salvini che se la prende con una piccola iniziativa, come la lotteria degli scontrini, e fa di questa lotta un po’ grottesca una bandiera di libertà, ma soprattutto c’è Forza Italia che si sfila all’improvviso dalla maggioranza Ursula e si mette per traverso a quel Mes di cui pure lo stesso Silvio Berlusconi aveva più volte richiesto l’utilizzo (e ora, tra l’altro, come è noto non si discute neppure di utilizzo ma di cambiarne le regole, come da impegno del parlamento italiano). E’ stata la parlamentare Licia Ronzulli, di Forza Italia ma molto dialogante con la Lega, ad anticipare questa intenzione, tra lo stupore dei sui colleghi di partito più europeisti. Poi è arrivata la conferma più autorevole alla linea del no, quella Berlusconi. Per il governo significa dover serrare i ranghi in un momento difficile e la prova, da qui ai primi di gennaio, se non interverranno nuovi ripensamenti, diventa difficile. E torniamo a Di Maio, come sempre il capo politico vero dei 5 stelle sventola qualche bandiera del movimento quando deve far digerire la scelta di ammainarne altre. E allora la provocazione improvvisa su Autostrade potrebbe servire a preparare il voto favorevole al Mes. 

 

Le tre "cose" principali 

Fatto #1 

Allora, il governo e per la verità l’intera politica italiana si barcamenano sul Mes, tra fissazioni grilline e bandiere dell’opposizione, e avviano la pratica dell’uso dei fondi Next Generation Eu finalmente con un certo slancio (le polemiche sui 300 lasciatele ai puntuti che vogliono farsi notare, insomma le persone come Carlo Calenda, perché ne serviranno anche molti di più di tecnici ed esperti da mettere al lavoro per completare i progetti su cui impegnare i finanziamenti e il fondo perduto destinati all’Italia e l’importante è che ci sia una guida responsabile, piazzata a Palazzo Chigi). Il mondo comincia a guardare alla ripresa, quella vera e non la fiammata, comunque confortante, del terzo trimestre 2020. Oggi è stata l’Ocse a cominciare a inquadrare la situazione e ha dato stime interessanti, con l’Europa vista meglio di quanto gli economisti Ocse immaginassero qualche mese fa e l’Italia invece rivista leggermente al ribasso. In ogni caso restano valide le previsioni che fissano in due anni il tempo per recuperare il Pil perso nell’anno in corso. Ma lo choc è stato talmente forte che anche il recupero di produzione, consumi, redditi e valori patrimoniali non sarà una semplice riproposizione dell’esistente ma comporterà cambiamenti nella distribuzione della ricchezza nazionale e modifiche alla struttura dei consumi (pensate solo al lascito della maggiore digitalizzazione, forzata dalle regole della pandemia). In ogni caso, anche con il piccolo ribasso delle stime, è importante che l’Ocse attesti il dinamismo dell’economia italiana, dalla quale si attende un 2021 con Pil in salita del 4,3%. Anche se ovviamente novembre 2020 fa segnare un rallentamento della produzione industriale a causa delle note misure di contenimento dei rischi e quindi degli spostamenti e della vita sociale. Una frenata che non toglie, appunto, le speranze sul 2021 e l’Ocse chiama il suo rapporto con un titolo espressivo: trasformare le speranze in realtà. 

 

Fatto #2 

Di Maio, come dicavamo, all’improvviso, così de botto senza senso, a dare ordini al suo governo, a porre condizioni parlando con i suoi fan, e sul dossier Autostrade, per il quale Giuseppe Conte, Paola De Micheli, Stefano Patuanelli, stanno faticando e lavorando da mesi alla ricerca di una soluzione che tenga giuridicamente e finanziariamente. E invece arriva Di Maio, credendosi forse una specie di Beppe Grillo, a dare una linea ultimativa. 

 

Fatto #3 

Un’imbarazzante sortita di Meloni contro la cosiddetta lotteria degli scontrini. Gli argomenti usati vanno oltre la demagogia e molto sotto all’intelligenza media, con allusioni gravi a controlli sulle spese di chi usa una normalissima carta di credito. Ci sarebbe motivi per difendersi e contrattaccare da parte non solo del governo e dei negozianti favorevoli all’iniziativa (che tra l’altro sposta acquisti dal web ai negozi fisici) ma anche da parte dei gestori dei sistemi di pagamento. Domanda da porvi a cena: ma perché Meloni non fa la sovranista/missina, che almeno sa come si fa, invece di tentare di fare la liberale? Ah ecco che si schiera sulle stesse posizioni anti-lotteria-degli-scontrini l’altro grande liberale che risponde al nome di Salvini. Questa piccola iniziativa, pensata per spostare un po’ di spese dal contante al carte di credito, diventa il ricettacolo delle ossessioni della destra italiana. Salvini riesce a mettere un di più di disinformazione o almeno di nonsense accusando il governo di volerci tenere non solo “chiusi in casa” ma anche di voler tracciare gli acquisti nei negozi. Ora è logico che se si va al negozio non si sta chiusi in casa e caso mai gli acquisti da casa sono quelli online, notoriamente esclusi dalla lotteria. Ah poi la cosa buffa è che entrambi, sia Salvini sia Meloni, affidano le loro critiche a Facebook, contribuendo in quel caso sì a far tracciare gusti e orientamenti politici loro e di chi li legge. Che poi il Salvini contrario alla misura pensata per aiutare i negozi è proprio la stessa persona che giorni fa ha incontrato l’Amministratrice delegata di Amazon dalla quale ha appreso i vantaggi dello shopping online. 

 

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