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Il Mes a Cipro e la scoperta della Poa Magellensis

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

22 Maggio 2020 alle 17:32

Il Mes a Cipro e la scoperta della Poa Magellensis

Foto Pixabay

Cipro lo fa, facciamolo anche noi.

 

Qui si è convinti, insomma diciamo speranzosi, che i 5 stelle stiano attraversando un sano processo maieutico, imparando, dalla dura realtà e dall’opportunità politica, che è meglio fare ciò che conviene e che costa meno e che sono meglio le politiche che funzionano (cioè quelle rispettose del mercato e dell’iniziativa privata) di quelle che non funzionano (perché richiedono semplicemente troppo sforzo organizzativo e intellettuale, e insomma, non sembra proprio il caso). E qui si è convinti che il traino di questo cambiamento sia diventato per ovvie ragioni Giuseppe Conte. Allora oggi poteva stupire leggere di sue dichiarazioni con cui scartava la possibilità di usare il Mes. Però, leggiamole meglio: la sua frase riportata è che “il Mes non è tra i nostri obiettivi”. Vuol dire “no” ma non completamente. Ad esempio non è un obiettivo ma è una necessità, oppure non è un obiettivo ma è una condizione comune in Europa (Cipro battistrada e altri a seguire). Perché il grafico visto sopra mostra bene il senso vero del Mes, come era stato illustrato due giorni fa sul Corriere della Sera da Lorenzo Bini Smaghi. Senso che consiste nell’avviamento, congiunto all’uso del Mes, della super arma di politica monetaria da parte della Bce. Chi attinge al Mes viene automaticamente protetto sui mercati finanziari con le outright monetary transactions, cioè con gli acquisti illimitati anche di titoli a breve termine (quindi più moneta che debito, per forzare un po’ il linguaggio finanziario). Il crollo dello spread cipriota nasce proprio da questa condizione. Basterà mostrarlo in giro e molti si convinceranno. E comunque si convinceranno anche gli altri quando sarà necessario finanziare le spese dello stato, aldilà dei finti ma costosissimi trionfi del Btp Italia, evitando maramaldesche (tu uccidi un contribuente morto) mazzate fiscali.

  

A proposito.

 

La fine di Hong Kong, il secondo tentativo di Pechino per farla finita con l’autonomia dell’ex colonia e avviene di nuovo durante una pandemia. Lo ha raccontato oggi sul Foglio Giulia Pompili. E’ il tema mondiale di oggi, con conseguenze difficilmente immaginabili.

 

Intanto, per esempio, succede che la Cina non fissa obiettivi di crescita espliciti.

 

Il contrattacco delle forze di Tripoli contro il tentativo di assedio di Haftar.

 

Le cose dell’epidemia qui da noi vanno un po’ meglio.

  

Ancora sviluppi nella corsa al vaccino pometin-oxoniano (che sta per di Pomezia e di Oxford)

 

In Francia hanno da risolvere la questione del secondo turno di voto per le municipali, elezioni comunque prive di campagna elettorale fuori dal web. Si vota mascherinati e in caso di guai grossi si può anche rinviare.

  

Il rischio della riapertura nelle scuole inglesi.

 

Tutti a comprare l’idrossiclorochina (la pubblicità comunque funziona).

 

Massive workforce a Facebook? Ma no, e poi chi lavora per Facebook, cioè tutti quelli che ci scrivono gratis e frequentemente i fatti loro e le loro opinioni, già lavorano da remoto.

   

Non capita spesso di scoprire nuove piante e quindi benvenuta Poa Magellensis.

 

L’addio a un grande allenatore e a una grande voce, il calcio e tutto lo sport perdono due campioni.

  

Stasera, se non uscite per la movida, c’è la Traviata in tv.

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