Di cosa parlare stasera a cena

Il caos dell'Inps e l'italiano di Wuhan

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Il nemico peggiore è la fretta, ma in questi casi bisogna saperla gestire. L'Inps potrebbe imparare qualcosa dalla semplice soluzione usata alle Poste per evitare file e intasamenti per le pensioni e quindi fare due cose: scaglionare gli accessi alla richiesta dei sussidi per gli autonomi, confermare in modo definitivo che non c'è tetto alle erogazioni (e quindi non c'è pericolo di ripartizione o esclusione per chi arriva dopo). In ogni caso la narrazione sul caos delle domande è divertente, devastante per l'Inps, ma anche un po' ripetitiva (anche perché queste cose non funzionano mai). Ma resta che la filiera 5 stelle doc fedele alla linea casaleggiana, impostata ai tempi in cui Di Maio era ministro del lavoro, si caratterizza per i continui (prevedibili) fallimenti. La linea era chiara con Di Maio-poi Catalfo-Tridico all'inps e Di Maio-Parisi all'Anpal. Giuseppe Conte ha capito da tempo che con questi non va da nessuna parte e ha preso, da tempo, ad appoggiarsi a filiere decisionali più solide e meno grillesche, ma poi il passato ritorna.

 

Molte le proposte per metodi alternativi e più semplici, probabilmente più efficaci. Peschiamo a caso.

 

Il nemico peggiore è la fretta, qui aumentata dalla smania di pronunciare il verdetto sul fallimento delle politiche pubbliche di contenimento. Ma ci possono volere anche 5 settimane per vedere gli effetti della riduzione delle mobilità e del distanziamento. Quindi serve ancora un po' di tranquillità, cercando di non sentire gli strilli di chi ci vorrebbe far ripiombare nell'ossessione polemica.

 

Però, per dirne una chiara chiara tra le tantissimi possibili a proposito di gradualità intelligente della ripresa economica, ma se il boscaiolo va a occuparsi di alberi che rischi ci sono per l'epidemia? Se non ci va, invece, ci sono rischi per la stabilità del bosco.

 

Ecco, questo si cercava di dire, con meno sistematicità degli amici di Cambridge, giorni fa in questa newsletter chiacchierona: i rischi devono essere conosciuti e condivisi dall'opinione pubblica perché i governi riescano a gestirli in modo efficiente. E qui era successo che sia per la Sars, sia per l'aviaria, sia per la meno nota Mers, non era arrivato nulla di paragonabile a ciò che vedevamo in Tv nelle città asiatiche. E allora la nostra percezione del rischio era calata verso zero.

 

Sì, questa può essere l'idea che sblocca un po' le cose e che prepara terreno per la prossima riunione dei consiglio, dopo la pausa di riflessione chiesta dall'Italia. Perché con l'uso rafforzato di SURE si crea un veicolo finanziario europeo, condiviso, in grado di coprire le grandi spese nazionali per gestire la transizione senza licenziamenti verso la ripresa, quindi tutelare reddito dei lavoratori e attività delle imprese. E' un'applicazione delle esortazioni di Mario Draghi. Con uno strumento del genere diventa anche ragionevole avviare una raccolta sul mercato con emissione di debito condiviso in Europa, quindi con una specie (visto che va di moda dare nomi) di lavorobond. Superando anche, in un colpo solo, la questione della condizionalità. Sarebbe infatti implicita nel vincolo di destinazione alla tutela dei posti di lavoro.

 

Dice, appunto, che si fa debito (titoli per 100 miliardi) andando sul mercato per finanziare SURE. Vabbè, senza farla lunga è una cosa storica.

 

Le passeggiate e tutte le difficoltà di gestire ex lege la convivenza pubblica usando anche lo sfuggente principio di ragionevolezza individuale (e poi c'è sempre la storia che diceva Woody Allen e che più o meno suonava così: non c'è niente di eticamente negativo nell'andare al ristorante cinese tal dei tali, ma se tutta Manhattan decide lo stesso giorno di andare al ristorante cinese tal dei tali allora si rischia una strage). Comunque controllate appena esce il chiarimento.

 

Ci saluta a tutti l'italiano di Wuhan.

 

Mancano però altre voci.

 

La portaerei contagiata e il comandante che non sa che fare, e chiede lumi alla Nato (che non sa che fare). Colpisce, rispetto alla retorica dominante, che la sua richiesta, accorata, per salvare la vita dei marinai, cominci con "non siamo in guerra" e che questa constatazione serva proprio a sollecitare interventi immediati, insomma, quando si sbatte con la realtà le metafore si squagliano.

 

Nerola nel cuore di questa newsletter un po' ciociara.

  

Visto che la spesa è diventata il momento clou della giornata, o della settimana, ecco come procede la disfida delle insalate in busta, per entrare nell'affascinante mondo dell'insalata all'asta e delle prospettive a 12 mesi.

 

La Svezia non ha chiuso, almeno non per decisione del governo, ma i ristoranti falliscono lo stesso.

 

Altri fallimenti possibili.