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Il ferragosto di Casalino e le critiche di Moscovici. Di cosa parlare stasera a cena

Idee e spunti per sapere cosa succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

1 Ottobre 2018 alle 18:55

Il ferragosto di Casalino e le critiche di Moscovici.  Di cosa parlare stasera a cena

Foto LaPresse

Certo, tutti dicono cose orrende, ma quelle di Rocco Casalino sono più orrende. Il portavoce del governo dei portavoce guidato dal prof. avv. aggiunge alle abituali asprezze del linguaggio politico un di più di cafonaggine e di beceraggine. E così il suo audio sul crollo del ponte che gli ha rovinato il ferragosto ci rivela ancora di più sull'uomo, né valgono le difese d'ufficio sul filo della privacy, quelle in cui si invoca la privatezza del messaggio e la gravità quindi di chi lo diffonde. Fermatevi un secondo, pensate 3 secondi, ricordate cosa hanno fatto i 5 stelle, aiutati dagli sbobinatori del Fatto, con le intercettazioni estranee alle inchieste e avrete trovato la risposta.

  

La nota (di aggiornamento al def) è ignota, talmente ignota che ancora bisogna veramente scriverla. E così il ministro Giovanni Tria fa un'apparizione lampo tra i colleghi europei, giusto per un salutino all'Eurogruppo, e, cosa inedita, non partecipa all'Ecofin. Deve tornare a Roma, prudentemente, anche per evitare di trovare chissà cos'altro inserito nel documento. Curiosità: all'Ecofin (complicato perché si comincia a parlare della situazione finanziaria di ciascun paese, andrà il direttore generale, Rivera, nominato da Tria e già inviso ai grillini, che lo hanno inserito tra i burocrati destinatari della sfuriata preventiva di Casalino e del "ci remano contro" di Di Maio). Ma oggi è il giorno della strana missione lampo di Tria, parlatene a cena (mentre lui starà tornando), anche perché sia la commissione, attraverso il pur molto politico Pierre Moscovici, sia alcuni ministri nazionali (tra cui spicca quello francese) hanno cominciato a criticare di brutto la manovra italiana sui conti pubblici. E Tria era arrivato stamattina con un'esortazione, l'Europa stia tranquilla, che non porta bene...

 

Non vi fate incantare. Gli investitori restano guardinghi sull'italia e continuano a chiedere un premio, cioè maggiori interessi, per comprare titoli italiani. Il punto è capire se sia peggio uno choc immediato (con crolli simili al 2011) o un lento malessere che piano piano indebolisce senza più speranza di recupero il nostro tessuto economico e produttivo. Si direbbe che sia meglio la prima possibilità. E comunque le parole di Moscovici e le notizie sulla missione interrotta di Tria hanno subito fatto innervosire i mercati finanziari.

  

Intanto va il mercato del lavoro, ma lo leggiamo come osserviamo le stelle: vediamo fenomeni già accaduti tempo fa e che magari ora sono di tutt'altro tipo. Quello che ci arriva oggi infatti è il dato Istat di agosto, che, a sua volta, rappresenta e descrive scelte fatte da datori di lavoro e lavoratori in momenti ancora precedenti. Quindi, con ogni probabilità, si tratta dell'onda lunga del jobs act. Riforma che è stata smontata in parte con decreto adottato proprio in agosto e concentrato soprattutto sui contratti a termine, in parte molto maggiore con la sentenza della consulta con cui si cancella l'automatismo nei compensi ai lavoratori in base alle tutele crescenti in caso di licenziamento. Il tasso di occupazione migliora, superando tutti gli anni rilevati in precedenza. e scende anche il tasso di disoccupazione.

  

Che paura leggere Steve Bannon osservato più che intervistato (perché il tipo non ammette interlocuzione, questo si è capito) da Giuliano Da Empoli oggi sul Foglio. Per cena proponiamo di partire da lì, dal nemico dell'Europa (dichiarato), e arrivare all'opposizione anti-populista italiana, a partire dal Pd, rivitalizzato dalla energica giornata romana di protesta. Il tema potrebbe essere chei populismi ben descritti da Bannon contengono qualche elemento, parodistico, mimetico, perfino caricaturale, della tradizionale lotta politica. E paradossalmente pescano da entrambe le parti: per essere proprio terra terra prendono un po' di libertà economica dal campo liberale e un po' di statalismo da quello socialdemocratico. Una presina di qua e una di là, avendo cura di restare molto nella superficie e di tenere solo la parte buona (quindi dal liberismo viene espunta la realtà dura della concorrenza e dalla socialdemocrazia spariscono le connotazioni stataliste e burocratiche). Ovviamente è un mondo di fantasia, inesistente, ma è difficile contestarlo e dimostrarne l'inesistenza proprio perché si ammanta di alcune parole, di alcuni concetti, di alcuni modi divedere e e di alcuni slogan propri un po' di una e un po' dell'altra parte (che poi non sono solo due, ma sono tante quante il pluralismo storicamente ha saputo crearne). E allora succede che, per effetto di questa tecnica, anche il Pd fiero di piazza del Popolo sia colpito dall'effetto di imitazione e a sua volta adotti qualcosa che è del populismo. Può essere solo un effetto di breve durata, ma voi, trovando interlocutori disponibili, provate a chiedere come si fa la battaglia anti-populista.

  

Che poi anche Donald Trump parla e parla, fa il nazionalista, predica l'America first e poi, però, gli accordi commerciali li fa, li sottoscrive, li rinnova, li ribattezza.

 

Oggi molte nomine in Fca, si forma la squadra di Manley. C'è un torinese nella posizione che era di Alfredo Altavilla e un paio di segnali importanti su Magneti Marelli e innovazione. Vale la pena anche di ragionare, con l'aiuto di Marco Ferrante, sul lascito di Sergio Marchionne.

 

E' ufficiale la candidatura lombardo-veneta per le olimpiadi del 2026 e a Torino sbavano di rabbia. Strambo comportamento quello della sindaca Appendino, perfettamente aderente al modello Raggi, tra sì, forse, no, siete tutti ladri, no agli sprechi, solo noi siamo capaci, i piddini non li vogliamo, i berluscones ci fanno schifo. E poi, quando gli altri prendono atto e vanno avanti si arrabbia e chiede perché Torino è stata esclusa. Interessante notare come i leghisti piemontesi, o meglio la consigliera Gianna Gancia che è l'anti-Appendino, non l'abbiano per niente presa bene e tra regione e comune capoluogo siano partiti all'attacco della sindaca, che, pure, è espressione del partito loro alleato nel governo nazionale (e le olimpiadi non sono una questione locale ma notoriamente nazionale). Mentre Giovanni Malagò, presidente del Coni, si prende il gusto di dire che la decisione lombardo-veneta è stata "concordata con il governo".

  

Che volete dire di più? però è stata talmente perfetta questa Ryder Cup da lasciare noi italiani quasi in indigestione da successi golfistici, con Francesco Molinari oltre ogni aspettativa. Lo diceva anche un editoriale del Foglio, è bello poter tifare Europa. Poi l'effetto migliora se l'Europa vince, il capitano danese fa un bel discorso, gli inglesi si ubriacano e cantano cori meravigliosi vestiti di blu a stelle, ed è un italiano il super trascinatore della squadra.

 

La morte di Charles Aznavour e Le Monde che raccoglie messaggi e ricordi dei lettori. Oltre a un grande cantante, attore, uomo di spettacolo, c'è la perdita di un sostegno speciale per la comunità armena nel mondo.

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